Architetti pronti a ri-scendere in piazza
Il presidente dell’Ordine, Compagnone: subito una legge e la politica locale si svegli o la nostra sarà una città-oggetto
L’AQUILA. Un richiamo alla classe politica locale «che deve tornare a battere i pugni a Roma» e l'ipotesi di un'altra mobilitazione, sulla falsariga di quella attuata a novembre scorso, quando gli architetti scesero in piazza per protestare contro la mancata nomina dei vertici degli Uffici della ricostruzione.
Al centro, la ricostruzione pubblica che langue, stretta nelle pastoie della burocrazia. «L'Aquila è in piena emergenza, rischia di diventare una città-oggetto», il monito del presidente provinciale dell'Ordine degli architetti, Edoardo Compagnone, che ha lanciato la proposta di una legge speciale per L'Aquila e di una deroga per gli appalti pubblici, del tutto simile a quella adottata per le scuole, «che consenta di far partire i cantieri con una procedura autorizzativa unica per progettazione e appalto». Gli esempi del grande buco della ricostruzione cittadina, l'anello debole del “modello L'Aquila”, vanno dalla scuola De Amicis «con il cantiere bloccato per l'ennesima volta a causa dei ricorsi», a Palazzo Margherita fino al mega-aggregato che abbraccia ex Liceo classico, Biblioteca Tommasi, Convitto, Camera di commercio. E poi c’è il Duomo, che a dieci anni dal sisma ancora non viene restituito alla collettività».
«La ricostruzione resta divisa in due», l'affondo del presidente Compagnone, «da un lato quella privata, che seppure tra molte difficoltà, procede, dall'altro la pubblica, al palo, con la politica che non ha ancora preso in mano il futuro della città». Anche sullo Sblocca cantieri, la delusione è totale: «Non una sola proposta del territorio è stata recepita dal Governo», evidenzia Compagnone, «occorre una legge speciale per L'Aquila e la previsione di una deroga per gli appalti pubblici, che vada a unificare le procedure di approvazione, per limare i tempi di intervento e andare subito all'appalto». La protesta è dietro l'angolo con gli architetti pronti a bissare la manifestazione dello scorso anno, chiamando a raccolta anche altri Ordini professionali. «Basta con gli spot. L'Aquila è zoppa e in emergenza assoluta», afferma Compagnone che sottolinea un'altra anomalia: le imprese che hanno l'abitudine di ricorrere a Tar, in maniera metodica, «bloccando per anni i cantieri. Anche in questo caso andrebbero applicate norme più stringenti». «In centro storico si vive male», la riflessione di Giuseppe Tempesta, consigliere dell'Ordine e delegato dell'area aquilana, «tutta la parte pubblica è un'enorme cratere che frena la socializzazione e il ritorno alla vita. Lo stesso cardinale, Giuseppe Petrocchi, nell'omelia di San Massimo ha suonato la sveglia, richiamando ad una velocizzazione della ricostruzione pubblica, a partire dalle chiese. Incontreremo i dirigenti della ricostruzione e il sindaco, Pierluigi Biondi. E torneremo in piazza ad alzare la voce, se necessario».(cr.aq.)
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