Area piazza d’Armi Bufera sul Comune per lo sblocca-lavori

4 Maggio 2019

L’ex assessore Di Stefano: «Procedura non legittima» Il consigliere De Santis: «Tanti aspetti sono poco chiari»

L’AQUILA. «Quello che l’amministrazione comunale sta facendo in relazione all’appalto per i lavori del parco urbano di piazza d’Armi non è legittimo». Lo sostiene l’ex assessore comunale (sindaco Massimo Cialente) Pietro Di Stefano, che conosce bene l’iter del progetto. «Ho preso visione della determina 1491 del 30 aprile scorso e, a mio avviso, si sta percorrendo una strada pericolosa e non conforme alla legge e alla parità di trattamento tra tutti i concorrenti», afferma Di Stefano. «Non mi stupirei di un intervento censorio da parte dell’Anac. Si passa infatti da un importo lavori di 13.449.253 euro soggetto a ribasso come da progetto definitivo messo a gara, a 16.962.761 di euro con un aumento di spesa lorda di 3.513.508. Anche gli oneri lordi per la progettazione esecutiva salgono da 300.000 euro a 444.771 euro con un aumento di 144.771 euro. Gli importi vengono così rideterminati: per i lavori netti un aumento di 1.445.631 euro e per la progettazione esecutiva un aumento netto di 57.141 euro. A questo si devono aggiungere gli aumenti di 1.254.447 euro per costo personale e 64.349 euro per oneri di sicurezza, oneri questi ultimi non soggetti a ribasso. In sostanza alla ditta aggiudicataria vengono riconosciuti complessivi 2.966.339 euro netti. Quasi 3 milioni di euro in più che vengono prelevati dal ribasso d’asta. Siamo tornati ai tempi in cui si aggiustava tutto con le varianti, cosa non consentita. Infatti si deve ricordare che nel caso di piazza d’Armi vigeva l’appalto integrato ovvero l’onere dell’aggiudicatario di redigere la progettazione esecutiva sul progetto definitivo posto a base di gara. Le ditte partecipanti, al momento dell’offerta avevano dichiarato tre cose: di aver effettuato uno studio approfondito del progetto a base di gara; di averlo ritenuto adeguato e realizzabile per il prezzo corrispondente all’offerta presentata; di aver tenuto conto, nel formulare la propria offerta, di eventuali maggiorazioni per lievitazioni dei prezzi che dovessero intervenire durante l’esecuzione dei lavori, rinunciando a qualsiasi azione o eccezione in merito. Di tutto questo è ben edotto l’ingegner Vittorio Fabrizi, che firmò il contratto con la ditta e giustamente respinse al mittente il primo progetto presentato poiché debordava dagli importi di gara come ebbe a segnalare la società incaricata della verifica. Il tutto è agli atti. Non si capisce, allora, sulla base di quali considerazioni il dirigente attuale abbia potuto approvare il progetto in esame».
Sulla questione interviene anche il consigliere comunale Lelio De Santis (Italia dei Valori-Avanti Abruzzo), il quale scrive in una nota: «Penso che l’amministrazione comunale debba riflettere e approfondire con attenzione tutta la vicenda, che presenta aspetti poco chiari a seguito della modifica delle condizioni iniziali di gara. In precedenza avevo chiesto all’amministrazione attiva chiarezza e fermezza, non escludendo la revoca dell’aggiudicazione. Il mio intento, e non solo per questo caso, non è quello di ritardare l’avvio dei lavori, ma di tenere gli occhi aperti e di verificare che tutto avvenga nel rispetto delle norme e delle condizioni di gara. La ricostruzione della città e la realizzazione di opere, come quella di piazza d’Armi, hanno bisogno di imprese capaci e serie, di tempi certi e celeri, ma anche di trasparenza nelle procedure di affidamento dei lavori. Questo è un dovere che abbiamo nei confronti dei cittadini, che alla politica chiedono correttezza».
Secondo De Santis «la storia del progetto del Parco urbano di piazza d’Armi, iniziata ormai dieci anni fa e sviluppatasi a tempo di lumaca, arriva al punto cruciale nel 2016 con l’aggiudicazione dei lavori e della progettazione esecutiva alla ditta Rialto costruzioni spa di Caserta, con un ribasso del 60,53% sul prezzo a base d’asta. Un ribasso esorbitante, che lascia ulteriormente perplessi quando, in sede di progettazione esecutiva, la società aggiudicataria prevede delle varianti in aumento per circa 5 milioni. Naturalmente, la società Pcq di Ancona, incaricata della verifica della congruità delle varianti, ha espresso un parere di non conformità. È iniziata, allora, una serie di incontri a livello tecnico fra la società Rialto, la società di verifica e gli uffici comunali per trovare una soluzione concordata. Ora è stato partorito il topolino che accontenta tutti e che mette più soldi a disposizione della società aggiudicataria. Infatti, a fronte di un ribasso del 60,53 per cento, il quadro economico rimodulato e concordato con la determina 1491 risulta: 13.060.010 per lavori al netto del ribasso; 4.128.970 per somme a disposizione del Comune per un totale di 17.188.980 euro rispetto al totale dell’importo messo a gara di 22.950.548 euro».
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