Aree a breve, il Tar dà ragione al Comune

I giudici amministrativi: non serve il sì di tutti i proprietari per dare il via ai progetti unitari. Il caso Banca d’Italia-Belvedere
L’AQUILA. Per dare attuazione ai progetti unitari all’interno delle cosiddette “aree a breve” il Comune non ha bisogno di avere il sì di tutti i proprietari degli edifici interessati, e può, nel caso, agire anche d’ufficio.
LA SENTENZA
A ribadire il principio è una sentenza del tribunale amministrativo regionale pubblicata tre giorni fa. La sentenza arriva dopo più di 8 anni dal ricorso (che i giudici dichiarano inammissibile) e già questo potrebbe apparire una stranezza. Ma per comprendere meglio il senso della decisione bisogna partire dall’inizio. Nel 2010, con l’obiettivo di accelerare la ricostruzione della città, la struttura commissariale individuò alcune “aree a breve” limitrofe o appena dentro le mura dove si sarebbero potuti aprire subito i cantieri. Dieci anni dopo si potrebbe ironizzare sul fatto che in realtà alcune di quelle “aree a breve” sono diventate nel tempo “aree a lungo termine”, ma questa è un'altra delle tante “stranezze” della ricostruzione dell’Aquila. Le “aree a breve” stabilite nel 2010 erano: ex San Salvatore-Fontana Luminosa; Santa Maria di Farfa-San Bernardino; Porta Napoli Est, Porta Napoli Ovest, Banca d’Italia-Belvedere, Duca degli Abruzzi-Lauretana- Santa Croce (a cui si è aggiunta Porta Barete). La recente sentenza del Tar si occupa dell’area a breve “Banca d’Italia-Belvedere” racchiusa fra via XX Settembre a Ovest, via Castiglione a Nord e via Fonte Preturo a Sud. Si tratta, per visualizzarla meglio, della zona dove c’era il palazzo dell’Anas.
AREA A BREVE
Nell’area a breve inizialmente era stato inserito anche il condominio edilizio di via XX Settembre 121 (che si trova al di là di via Fonte Preturo, a sinistra, risalendo verso il centro). I condòmini del 121 contestarono il provvedimento del Comune del 22 febbraio 2011 che istituiva appunto ufficialmente l’area a breve. Fu presentato un ricorso al Tar con richiesta di sospensiva che fu negata nel giugno 2011. Ci furono però comunque sviluppi: di fronte alle rimostranze dei proprietari degli alloggi del condominio 121 il Comune decise di non ricomprendere l’edificio nel progetto unitario. Dunque il ricorso a quel punto non aveva più senso. Si è però arrivati a sentenza perché nel ricorso di 8 anni fa si metteva in dubbio un principio e che cioè il Comune, in mancanza di accordo con tutti i proprietari, non avrebbe potuto dar vita al progetto unitario.
Il Tar fa riferimento alla legge regionale 18 del 1983 che recita: “Nelle zone soggette a interventi di nuova edificazione, di conservazione, risanamento, ricostruzione e migliore utilizzazione del patrimonio edilizio secondo le prescrizioni degli strumenti urbanistici generali o particolareggiati, ovvero dei Piani di recupero, al fine di assicurare il rispetto di esigenze unitarie nella realizzazione degli interventi, nonché un’equa ripartizione degli oneri e dei benefìci tra i proprietari interessati, i Comuni con delibera di giunta, possono disporre, su richiesta dei proprietari in numero idoneo a costituire il consorzio, o d’ufficio, la formazione di comparti individuati e perimetrati nel piano che includono uno o più edifici, e anche aree inedificate”.
Numero idoneo non significa tutti i proprietari. Ma ciò che taglia la testa al toro è il passaggio in cui si afferma che il Comune può agire anche d’ufficio.
IL PROGETTO
Dunque formalmente il progetto unitario Belvedere-Banca d’Italia può andare avanti, anche se in anni recenti sono nate altre questioni che ne stanno ritardando l’avvio. Infatti (e questo è scritto in atti ufficiali) a un certo punto “nel condominio di via Fonte Preturo, che figura tra i soggetti attuatori del progetto proposto, avveniva un avvicendamento all’interno del gruppo di progettisti incaricati, a seguito della mancata condivisione dai parte dei legittimi proprietari delle scelte tecniche e progettuali attuate in merito al proprio fabbricato; a seguito di tale circostanza veniva approntato un nuovo progetto per l’edificio 2 (condominio via Fonte Preturo), ubicato in via Fonte Preturo 1”. In sostanza fu necessario rifare il progetto. Oggi chi percorre via XX Settembre vede ancora un vuoto enorme in corrispondenza dell’ex Anas (edificio che fu abbattuto pochi anni dopo il terremoto con una scia di dubbi e polemiche sulla reale necessità di demolirlo). Nemmeno il condominio 121, nonostante sia uscito dal Masterplan ,è stato ricostruito. Il progetto “Belvedere-Banca d’Italia” fu approvato dal consiglio comunale il 19 marzo nel 2015. Nella delibera veniva sintetizzato cosa ci si proponeva di fare: “Il progetto presentato”, era scritto, “prevede la riqualificazione edilizia e urbana di una superficie territoriale di 9053 mq, su cui insistono quattro edifici, due di proprietà privata (condominio di “via Fonte Preturo” e condominio di “via Castiglione”), uno di proprietà Ater a destinazione residenziale e uno appartenente ad Anas con destinazione direzionale; la riqualificazione verrà attuata mediante demolizione e ricostruzione dei quattro edifici e l’inserimento di destinazioni d’uso commerciali e direzionali al piano terra e con la realizzazione di una piazza attrezzata di proprietà pubblica, che ambisce a divenire l’elemento di centralità del quartiere oltre che un luogo di incontro e di aggregazione sociale, attraverso l’intreccio di percorsi pedonali pavimentati, aree verdi e spazi per la sosta, con diversi accessi fruibili da più punti del quartiere; la proposta progettuale comporta un miglioramento architettonico, infrastrutturale, compositivo, prestazionale derivante dal riassetto dell’intero quartiere che si giova di importanti incrementi di pregio e decoro che ne fanno prevedere una qualità urbana e una capacità attrattiva decisamente incrementati, perseguendo contestualmente gli obiettivi di riqualificazione dell’abitato, rientro delle popolazioni nelle abitazioni e rilancio sociale del quartiere”. Sono passati 4 anni, ma nulla si è mosso a parte liti e polemiche. Altro che “area a breve”.

