Arischia e United due realtà calcistiche nel nome del sociale

10 Maggio 2019

L’AQUILA. Una ha conquistato la Seconda categoria dopo 31 anni dall’ultima volta; l’altra potrebbe raggiungerla al suo primo anno di nascita. Si parla di calcio e le squadre in questione sono...

L’AQUILA. Una ha conquistato la Seconda categoria dopo 31 anni dall’ultima volta; l’altra potrebbe raggiungerla al suo primo anno di nascita. Si parla di calcio e le squadre in questione sono Arischia e United L’Aquila, compagini protagoniste del girone A di Terza categoria.
L’Arischia, dopo aver sfiorato la promozione la scorsa stagione, è riuscita a conquistarlo in quella appena conclusa, collezionando 55 punti e risultando il migliore attacco, con 67 gol fatti, e la miglior difesa, con 29 gol subiti. Una Seconda categoria che al club gialloblù mancava dall’87/88.
«Una stagione che completa un percorso fatto», il commento del presidente arischiese Domenico Capanna. «L’anno scorso per scelta abbiamo deciso di non partecipare al ripescaggio, perché volevamo vincere sul campo. E alla fine abbiamo coronato questi otto anni di attività. Siamo nati nel 2011, partendo da un gruppo di amici, per fare rivivere il nucleo sociale arischiese». Progetto che vedeva anche la volontà di giocare le gare casalinghe sul proprio terreno. «Giocare ad Arischia è ancora un nostro obiettivo e diritto. Noi ce l’abbiamo messa tutta, ma sono accaduti fatti deplorevoli. E ora qualcuno dovrà impegnarsi».
Un anno da ricordare anche per lo United L’Aquila. Una società nota per il suo progetto sociale, fondato sull’integrazione e sull’antirazzismo, e che anche sul campo, da matricola, ha collezionato risultati degni di nota, come testimoniano il 3° posto e i 45 punti conquistati. Nella rosa diversi richiedenti asilo. I Mammut, domenica alle 20, allo stadio Gran Sasso-Acconcia, affronteranno la Sangregoriese, classificata quarta, e avranno a disposizione due risultati su 3. In caso di vittoria sarà la Vestina San Demetrio, arrivata seconda, la prossima avversaria. «Il progetto sociale era un corpo, ma a questo corpo bisognava dare delle gambe e noi ci siamo riusciti», commenta il tecnico dello United, il medico Antonello Bernardi, fondatore della squadra insieme ad Anton Giulio Romano. «Volevamo dare sostanza attraverso le regole e la dedizione, visti anche i tre allenamenti a settimana», dice Bernardi. «Una stagione portata avanti con grande professionalità. Domenica sarà una bella giornata di sport e abbiamo deciso di giocare allo stadio, non per presunzione ma perché siamo in grado di farlo».
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