Arsenale nell’orto, il 73enne si difende

Opi, l’indagato: «Munizioni e fucile dei primi del Novecento, erano di mio nonno»
OPI. «Le munizioni sono dei primi del Novecento, fu mio nonno a trovarle casualmente. Anche il fucile, smontato e inutilizzabile, risale allo stesso periodo. E non c’entro nulla con l’uccisione del cavallo». Si difende così Giuseppe Tatti, il 73enne di Opi arrestato dai carabinieri prima di essere rimesso in libertà con obbligo di firma. I carabinieri di Pescasseroli gli hanno sequestrato un arsenale e anche tagliole per la cattura di animali. Ma l’uomo, assistito dall’avvocato Massimo Di Rocco, si dice estraneo a tutte le accuse contestate. Gli inquirenti sono risaliti a lui nell’ambito di un’indagine sull’uccisione di un cavallo, vicenda per la quale Tatti non è neppure indagato. All’uomo si contesta infatti il reato di detenzione e ricettazione di munizionamento da guerra. «I bossoli e le munizioni rinvenuti in locali agricoli di pertinenza del mio assistito», spiega l’avvocato Di Rocco, «sono risalenti ai primi del Novecento e rientrano in simulacri derivanti dai ritrovamenti casuali del nonno del Tatti, già da quest’ultimo collocati in un’area di deposito e dallo stesso ereditati. Si verificherà, con perizia balistica, se possano ancora essere considerati munizioni. Per quanto riguarda il fucile da caccia privo di matricola per la catalogazione, si tratta di reperto dei primi del Novecento. Anche quest’arma sarà assoggettata a perizia meccanica e balistica, essendo da decenni smontata e giammai utilizzata, onde provare la sua inservibilità. L’arma è stata ereditata dal nonno ed è stata ritrovata, con collaborazione del mio assistito, smontata in due tronchi e di fatto abbandonata. I due pugnali, come dichiarato dal mio assistito in sede di convalida davanti al gip, venivano sempre utilizzati nel campo agricolo per estirpare radici ed erbacce. Tatti è totalmente estraneo all’uccisione del cavallo. Si dovrà accertare se sia stata avviata la procedura di necroscopia diagnostica da parte del proprietario, con intervento delle autorità competenti, entro le 24 ore dal decesso dell’animale, onde acclarare, tra l’altro, il tipo di arma utilizzata e la lesività del colpo inferto. Il mio assistito», conclude l’avvocato Di Rocco, «da due anni patisce una condizione di salute fortemente compromessa, tale da averlo costretto a ricoveri e interventi tanto da necessitare anche di assistenza familiare. Cotali condizioni biologiche non consentono, neppure in ipotesi, la consumazione dei fatti delittuosi riportati in denuncia». (r.rs.)

