Arti e mestieri dello spettacolo: quaranta posti riservati ai giovani

20 Marzo 2024

Crociata (direttore della candidatura della città) anticipa alcuni degli interventi inseriti nel programma Spunta il confronto tra chef stellati, sociologi e antropologi. Anche le frazioni coinvolte grazie ai minibus

L’AQUILA. Scorrendo il dossier di candidatura si delinea L’Aquila nel 2026. Un ventaglio di appuntamenti e progetti culturali che proietteranno la città verso il futuro. Questo l’intento di chi, il dossier, lo ha costruito. Alessandro Crociata, sulmonese, docente di Economia dell’industria culturale all’Università di Chieti-Pescara e direttore della candidatura dell’Aquila capitale della cultura, che ha lavorato fianco a fianco con Pier Luigi Sacco, Valeria Pica e Claudio Calvieri, spiega come «il fine ultimo è quello di sviluppare una nuova imprenditoria, a base culturale, nelle aree interne». Per i giovani che già vi risiedono e per chi sceglierà di vivere in questi territori.
Professor Crociata, portata a casa la nomina a capitale italiana della cultura 2026, quali passaggi attendono la città?
«Il dossier è un atto strategico e di indirizzo approvato nel 2023, la cui attuazione avverrà nel 2026 e questo presuppone una naturale e fisiologica opera di adeguamento. Entro il prossimo anno verrà prodotto un secondo documento attuativo, in cui saranno messi a terra tutti i progetti presentati nel primo dossier, con le specifiche di riferimento. Una rete fittissima di manifestazioni, in tutto un centinaio, se si considerano l’attività delle associazioni culturali, i grandi eventi cittadini come il jazz e la Perdonanza e tutti i programmi che fanno riferimento alla sfera culturale del territorio. Dentro ci saranno anche istituzioni ed enti importanti come Munda e Maxxi».
Il dossier è diviso in cinque filoni che delineano “L'Aquila città multiverso”. Partiamo dalla multiculturalità: c’è un progetto che l’ha colpita particolarmente?
«Citerei il Lexicon gastro-diplomatico», un’idea del Comune. Un percorso condotto da chef stellati che, in collaborazione con storici, antropologi e sociologi propone un ricettario diplomatico: in sostanza, si parte dalle tracce di diverse tradizioni locali enogastronomiche per creare un dialogo tra differenti arti culinarie, sperimentando piatti innovativi. Attraverso il convivio saranno creati momenti di incontro diplomatico, che metteranno a confronto diverse culture nell’ottica dell’integrazione tra popoli e Paesi diversi».
Il teatro, insieme alla musica, abbraccia una vasta fetta del progetto. Può citare una delle idee inserite nel programma?
«La scuola di arti e mestieri dello spettacolo organizzata dal Tsa. Un’idea originale per creare all’Aquila un percorso di formazione che prenderà in carico 40 allievi, a titolo gratuito e con obbligo di frequenza, per formare una classe di lavoratori dello spettacolo. La metà dei posti sarà riservata a giovani disoccupati. La fase di formazione riguarderà diversi ambiti d’azione: dalle produzioni dei testi all’allestimento scenografico, dalle musiche alla comunicazione per creare professionalità da inserire nelle produzioni teatrali».
Ampio spazio è stato riservato ai giovani. In che modo? «Ad esempio con il Rap pedagogico: progetto che parte dalla tradizione orale dei cantori – uno su tutti l’aquilano Buccio di Ranallo – per arrivare ai giovani attraverso la modernità del rap. L’evento è coordinato dal rapper Paolo Romano e dall’educatore Francesco Boschi. Si parte da testi storici, sedimentati sul territorio, per declinarli in forme contemporanee come il rap».
Il dossier tocca anche il tema della multitemporalità: un viaggio nel tempo. Di cosa si tratta?
«Cito, per tutti, un progetto promosso dal MetaLab di Harward, che si chiama “Attivazioni”, e vede la direzione artistica di Jeffrey Schmapp, designer e storico italo-statunitense. Prevede una serie di interventi di video-mapping nel contesto urbano con installazioni multimediali che ripropongono immagini e contenuti in luoghi strategici e monumenti per offrire percorsi narrativi tecnologicamente avanzati. E poi “I cammini di faglia”, circuito di itinerari tematici che ripercorre le faglie visibili e metaforiche dell’Aquilano per costruire una mappa, attraverso i cammini, che restituisce una visione collettiva di territorio e permette di entrare in contatto col paesaggio».
Verranno coinvolte anche le frazioni?
«Sì. Con l’allestimento “Tutto il superfluo necessario” verrà creata un’unità culturale mobile con minibus che porterà teatro e musica nelle 12 circoscrizioni. Per quanto riguarda la multinaturalità, invece, il progetto “Sonno-sogno” proporrà nuovi formati di esperienza per l’ascolto musicale: il carattere immersivo della musica consentirà di esplorare le diverse dimensioni del sonno».
Quale eredità lascerà L’Aquila capitale della cultura al territorio?
«Il lavoro programmatico servirà a rendere i progetti fruibili e stabili nel tempo, che non si esauriscano nell’arco di un anno. A creare una base imprenditoriale culturale per attrarre giovani e sviluppare nuove attività nel segno più ampio della cultura».