Asinelli e pecore rosa L’attesa a Calascio e Santo Stefano

I paesi pedemontani del Gran Sasso vestiti a festa Ravioli di ricotta locale e brindisi finale col prosecco
L’AQUILA. «Eccola, stanno facendo vedere la Rocca». La voce da dentro la roulotte parcheggiata conferma quello che tutti hanno capito. L’elicottero che sta passando sopra le loro teste sta rimandando in diretta tv nazionale la Rocca di Calascio. Il Gran premio della montagna è messo alla fine della strada che risale da Ofena. L’ultimo tratto è delimitato da transenne blu assiepate da tifosi. Nel tratto più duro c’è un gruppo inconfondibile, quello di Angelo Giordani e la delegazione arrivata da Tussio, frazione di Prata d’Ansidonia, per salutare suo figlio Leonardo, ex campione del mondo Under 23 di ciclismo, sull’auto del primo giudice di gara. La strada che passa davanti al caseificio è difficile da percorrere anche a piedi. C’è l’ex sindaco di Calascio, Vincenzo Matarelli, arrampicato su un rialzo davanti allo striscione del traguardo volante. Ricorda gli altri passaggi del giro a Calascio, «quello del 1999, con Pantani, e un’altra volta a metà anni Settanta». Tifosi ovunque, in mezzo a palloncini, gadget, striscioni, il piccolo mondo in rosa della carovana del giro che pochi minuti dopo il passaggio della tappa viene smontato e portato via, ma che ancora oggi attira folla di appassionati disposti ad aspettare ore, «e per fortuna che oggi c’è il sole», sottolinea Matarelli. C’è chi porta una enorme scultura in ferro tagliato a laser, ricambiato con un certo numero di incredibili piatti di ravioli con la ricotta locale di cui i fortunati che ne hanno potuto assaggiare continuavano a decantare la raffinatezza. C’è Renato Palumbo, appassionato di sport, una vita passata a organizzare gare di ciclismo. Sfoggia con orgoglio un cappellino bianco con la scritta Abruzzo saluta il Giro d’Italia. «Questo è un cimelio, non lo potete trovare in vendita. Questo è uno dei 4 cappelli rimasti di uno stock di 700 fatti fare nel 1999 dal compianto Vito Taccone. Oggi in Abruzzo manca moltissimo la sua passione, che gli faceva superare ogni ostacolo, magari a costo di far volare qualche tavolo». Palumbo consegna a Moser il suo libro sugli Aquilotti.
A Santo Stefano di Sessanio il veterinario Asl, Pierluigi Imperiale, insieme agli allevatori locali, porta un intero gregge vestito in rosa. In piazza c’è un complesso che suona, i bambini salgono sugli asinelli dell’associazione “Gira e rigira”, vicino al gregge in rosa i passanti vengono invitati a brindare con prosecco con l’etichetta rosa del Giro d’Italia. Il numero delle bottiglie stappate resta top secret, ma senza dubbio nessuno è andato via scontento.
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