Asl, Comune e call center: i fronti aperti dai sindacati per le condizioni di lavoro
Misure urgenti, per potenziare il personale dove serve e prevedere il telelavoro dove possibile. I sindacati si muovono su più fronti, in questi giorni di emergenza nazionale per il Coronavirus. L’obi...
Misure urgenti, per potenziare il personale dove serve e prevedere il telelavoro dove possibile. I sindacati si muovono su più fronti, in questi giorni di emergenza nazionale per il Coronavirus. L’obiettivo è garantire la salute dei lavoratori, senza far venir meno i servizi alla popolazione. ASL 1. I sindacati hanno rivolto due richieste all’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila: la prima riguarda l’applicazione delle misure straordinarie per l’assunzione di medici, infermieri e operatori socio sanitari, per il potenziamento del servizio sanitario nazionale, in particolare si chiede «l’assunzione di specializzandi e il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario. Va rafforzato in tempo rapidi anche l’organico degli operatori sanitari». La seconda è in merito all’attivazione del telelavoro: «Il poter lavorare da casa, oltre a garantire l’erogazione di un servizio», dicono Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Fsi, «permetterebbe di deflazionare l’aggregazione di personale negli uffici dove viene erogato il servizio pubblico, contribuendo a depauperare ulteriormente il flusso relazionale che rappresenta una sorta di linfa per il virus». COMUNE. Ha scritto al sindaco Pierluigi Biondi il segretario della Confsal Fabio Frullo: «Il Comune ha provveduto ad adottare misure contenitive della pandemia per la salvaguardia della salute dei dipendenti: bene, ma non sono sufficienti. Con la delibera del 10 marzo ha approvato il regolamento per l’attuazione del lavoro agile. Tuttavia, chi ha materialmente redatto il testo, pare aver frainteso il senso della disposizione governativa, in quanto ha previsto l’utilizzo di tale forma di lavoro unicamente per tre categorie di dipendenti (quelli affetti da gravi patologie, quelli con figli minori che frequentano asili e scuole per l’infanzia, e quelli che si avvalgono dei mezzi pubblici per raggiungere la sede lavorativa) e per un tempo limitato (10 giorni al mese). E tutti gli altri? La invito», sottolinea Frullo, «a rivedere i provvedimenti, ad interpretarli nella giusta maniera e a prevedere forme di smart working per la maggior parte dei dipendenti comunali, così come ha già fatto la Regione». CALL CENTER. I sindacati hanno chiesto a livello nazionale, per tutti i siti che continueranno a rimanere operativi, di «terminare l’operazione di forte diradamento delle postazioni (per le aziende dove è già attivo un ammortizzatore sociale chiediamo che vengano anticipate le giornate di sospensione). Spingere al massimo sul telelavoro e intensificare la sanificazione dei luoghi. In assenza di questi interventi, ci attiveremo con tutte le leve possibili, sindacali e legali». Per la commessa dell’Inps, che coinvolge i 500 operatori di Comdata, è stato chiesto da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil al presidente dell’ente Tridico di «sbloccare subito il ricorso al telelavoro». (r.s.)

