Asm decapitata, Biondi contro l’opposizione

3 Agosto 2019

Il sindaco: «Parlano e accusano su cose che non conoscono». La replica: «Non siamo giustizialisti»

L’AQUILA. «A quanti dalle opposizioni ululano e strepitano, sparlando di questioni che non conoscono, fingendo di non avere memoria e parlando di orecchie d’asino destinate al sottoscritto probabilmente sfuggono informazioni, reali e oggettive».
A dichiararlo è il sindaco Pierluigi Biondi, replicando al centrosinistra sul caso-Federico (Asm). «A loro dico che sarebbe stato auspicabile, in passato, poter contare su asini come noi della maggioranza, capaci di riorganizzare le società partecipate con tre atti di indirizzo approvati dal consiglio, sui controlli e che, all’atto delle nomine, avessero stabilito gli obiettivi strategici da raggiungere in base ai quali calcolare gli emolumenti degli amministratori unici», esordisce il primo cittadino, «magari vi fossero stati degli asini in grado di chiudere accordi strategici con altre società pubbliche che si occupano di rifiuti, tali da garantire risparmi pari a 124mila euro l’anno per gli aquilani. Aggiungo che mi dispiace non vi siano stati asini adeguati a tirare fuori dall’isolamento in cui si era cacciata la città, che da vaso di coccio è diventata protagonista in un settore strategico, aprendo, per la prima volta nella storia di Asm, ai comuni del territorio. Un vero peccato, poi, che nessun asino in passato sia riuscito a ridurre la Tari per famiglie e imprese».
«Chi sale sul pulpito dimentica i rimborsi faraonici di rappresentanti delle partecipate nominati dal centrosinistra o chi ha utilizzato i fondi per lo sviluppo della montagna per pagare stipendi, spesa corrente e consulenze», aggiunge, «dimentica amministratori condannati per incompatibilità ai sensi di norme sulla ricostruzione o amministratori che esultavano il risanamento aziendale mentre azzeravano il capitale sociale».
«C’è poi il paradosso dei paradossi», sottolinea. «Secondo le opposizioni Paolo Federico andava condannato e rimosso già al momento dell’apertura della procedura dell’Anac ma, al contempo, qualcuno dal centrosinistra invoca il ritorno in Comune di un alto dirigente rinviato a giudizio nel 2017. Se avessimo applicato il loro metodo questa persona sarebbe stata condannata alla damnatio memoriae un minuto dopo la notifica del messo giudiziario. Per fortuna nostra, di Federico e del dirigente, noi siamo garantisti, viviamo in uno stato di diritto. Tra l’altro gli asini hanno sempre fatto molta simpatia, a differenza degli sciacalli», conclude.
Pronta la replica dell’opposizione coi consiglieri Paolo Romano, Stefano Palumbo, Giustino Masciocco, Elisabetta Vicini, Elia Serpetti, Emanuela Iorio, Americo Di Benedetto, Antonio Nardantonio, Stefano Albano, Lelio De Santis, Angelo Mancini. «Nel bestiario sulla vicenda Asm» dicono, «tra asini e sciacalli, mancano le vipere che, sentendosi minacciate, riescono a difendersi sputando veleno, quello che stilla da ogni parola del sindaco. Non c’è niente di giustizialista nel chiedere di mettere l’interesse pubblico prima degli equilibri politici nella maggioranza, unico vero interesse di Biondi nella gestione delle partecipate. Il sindaco dovrebbe sapere che l’Anac non è un organo dell’opposizione, ma un organismo istituzionale di garanzia; l’opposizione si è preoccupata di mettere in guardia l’ente. Le cose sono andate purtroppo come temevamo e il tentativo di Biondi di minimizzare una sospensione fino a tre mesi e le conseguenze economiche e gestionali che potrebbero derivarne è sintomo di assoluta tracotanza. Basterebbe il semplice ricorso da parte di un qualunque cittadino a far saltare gli atti».