«Assassino forse no, ma un tipo sui generis»

15 Dicembre 2019

Le reazioni a Pizzoli, nella comunità che lo ebbe come parroco. «Qui ci ha fatto anche divertire molto»

PIZZOLI. «Don Paolo Piccoli non ce lo vedo come assassino, ma che era un personaggio un po’ particolare è sicuro».
In estrema sintesi, è questo il ritornello ricorrente nel sabato di Pizzoli, tra autobus in sosta, uffici chiusi e negozianti che non vedono l’ora di andare a casa. «Non mi sono mai divertito tanto in vita mia come quando qui c’era don Paolo Piccoli», dice un pizzolano di fronte alla domanda a bruciapelo.
Il racconto di quel turbolento periodo che esce fuori vale comunque la pena di essere raccontato. «Arrivò dalle Rocche (Rocca di Cambio), e quasi subito si mostrò per una sua certa, chiamiamola così, estrosità». Un personaggio sopra le righe, abilissimo nelle omelie sull’altare, raccontano fuori dal bar. «Il suo modo di esprimersi era addirittura limpido», racconta Giuliano Navarra. «Me lo ricordo che andava in giro con l’autista. Che possa essere un assassino? Mah...». Quando si nomina don Paolo Piccoli, a Pizzoli è tutto un fiorire di aneddoti, come quella volta che uscì dalla chiesa, si tolse i paramenti e litigò con un pizzolano. «È vero, era un tipo un po’ litigioso, ma in fondo neanche tanto», ricorda Tullio Sette.
Giovanni Cappelli ha un ricordo nitido di un altro curioso episodio, in cui Piccoli vestì di nuovi i panni di don Camillo. «Durante una processione c’era un automobilista che voleva passare per forza, infilandosi con la macchina in mezzo alla folla. Don Piccoli lasciò la processione e, armato di crocifisso, si piazzò proprio davanti al cofano della macchina dell’automobilista ribelle. “Tu da qui non passi”, in realtà nessuno sa cosa si siano detti in quel frangente, visto che don Paolo aveva percorso a passo di carica almeno una quarantina di metri. Fatto sta che l’incauto automobilista fu costretto a una rapida retromarcia».
«Io ero piccola, avevo 10 anni, ma me lo ricordo bene», racconta Maria Catini. «Ricordo quei suoi abiti un po’ particolari. E ricordo le campane che suonavano ogni 10 minuti». Già, la storia delle campane che suonavano a tutte le ore. Un disturbo che finì addirittura in tribunale. E la querelle approdò sui giornali nazionali.
E il “supertestimone” che chiede l’anonimato ricorda proprio quel periodo, quando giornali e tv nazionali rincorrevano don Paolo. E lui, che pure avrebbe dovuto evitare di alimentare di nuovo le polemiche, in realtà non vedeva l’ora di poter spiegare il suo punto di vista. «Me lo ricordo come fosse ora quando è arrivato un giornalista Rai che lo voleva intervistare», racconta il testimone senza nome. «Io lo presi per il bavero e lo portai in canonica con la telecamera che ci inseguiva. Una volta arrivati in canonica, squillò quasi subito il telefono e immediatamente mi resi conto che era proprio un giornalista. Don Paolo iniziò a parlare, voleva spiegare, sfogarsi, ma io devo avergli fatto una tale occhiataccia che mi passò il telefono e io, come un avvocato navigato, tagliai corto: “don Paolo Piccoli non rilascia interviste”. E riattaccai». L’altro ieri don Paolo, parroco di Pizzoli quindici anni fa, è stato condannato a 21 anni e 6 mesi. Per omicidio.
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