Assemblea contro l’impianto di biometano

Oggi a Collarmele si riuniscono i sindaci che non vogliono la costruzione della struttura nel Fucino
COLLARMELE. Il comitato congiunto dei cittadini di Collarmele, San Benedetto dei Marsi e Pescina, nato per contrastare la costruzione dell’impianto di biometano, che dovrebbe sorgere nel Fucino, non demorde. Per raccogliere le adesioni ed eleggere il direttivo, ha organizzato per il pomeriggio, alle 16, un’assemblea pubblica che si terrà nella sala Eduardo De Filippo a Collarmele. Cade così nel vuoto l’appello di Claudio Peraino, uno dei soci della Biometano Energy, la società che ha presentato il progetto. L’imprenditore triestino, in un’intervista al Centro, si era detto convinto che alla base di questa avversione all’impianto ci sia la mancanza di una corretta informazione.
«In Italia, a differenza di altri Paesi europei», ha spiegato l’imprenditore, «il biometano fino allo scorso anno era sconosciuto. Si tratta di una attività dunque poco conosciuta. E normale che la gente si preoccupi. Abbiamo più volte chiesto ai sindaci dei Comuni interessati di fissarci un incontro, ma finora senza successo». L’imprenditore ha ricordato che numerose autorità, dal Dipartimento agricoltura della Regione all’Arta, dai vigili del fuoco all’Asl, hanno espresso parere positivo. Contrari sono stati solo i sindaci dei comuni di Collarmele, San Benedetto e Pescina. E la società non riesce a capirne il motivo. Peraino ha fatto sapere che la società ha sottoscritto contratti, validi per 10 anni, con alcune aziende del Fucino che operano nel settore del confezionamento dei prodotti agricoli. Saranno esse a fornire gli scarti per alimentare l’impianto, che produrrà circa 4 milioni di metano l’anno e che darà occupazione a una ventina di persone. Servono 113mila quintali di scarti, il 95% sarà di derivazione agricola (finocchi, carote, patate, ortaggi). Circa la metà di questi scarti proverrà dai prodotti che aziende agricole di altre Regioni conferiscono alle industrie fucensi, con le quali la società ha stipulato il contratto. Il restante 5% dei sottoprodotti (paglia e letame) è di derivazione zootecnica e verrà fornito da alcuni allevatori della Marsica. Il prodotto dell’impianto, depurato dall'anidride carbonica e dal metano, sarà un fertilizzante, ammesso anche nel protocollo delle coltivazioni biologiche. Il letame sarà accumulato in un magazzino dove potrà rimanere per 210 giorni. Dunque gli agricoltori potranno utilizzarlo tutte le volte che ne avranno bisogno.
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