Assenteismo dal posto di lavoro: vicesindaco finisce sotto accusa

Roberto Giovagnorio presta servizio nella sede distaccata della Soprintendenza archeologica e belle arti Contestati alcuni episodi nel 2021 e uno nel 2022. Per la Procura c’è stato un danno di circa 800 euro
TAGLIACOZZO. Il vicesindaco del Comune di Tagliacozzo, Roberto Giovagnorio, è accusato dalla Procura di Avezzano di assenteismo dal luogo di lavoro. Gli vengono contestate assenze in diversi giorni del mese di ottobre del 2021 e in un giorno di marzo del 2022, per un totale che supera di poco gli 800 euro di indebita percezione.
Nei suoi confronti il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio davanti al tribunale di Avezzano, dopo aver chiuso l’inchiesta.
Secondo l’accusa, Giovagnorio, che ha ricoperto in passato anche il ruolo di consigliere e assessore comunale nel Comune di Tagliacozzo e consigliere della Provincia dell’Aquila, in qualità di dipendente della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle Province dell’Aquila e Teramo, in servizio nell’ufficio di Tagliacozzo, ha «indotto in errore i dipendenti dell’ufficio preposti al conteggio (anche tramite sistemi automatizzati) delle ore di lavoro svolte e alla corresponsione delle retribuzioni, con artifici e raggiri». Quanto accaduto sarebbe scaturito da appositi controlli necessari agli inquirenti per ricostruire i fatti e capire come Giovagnorio ha accumulato le ore di astensione dal posto di lavoro, che gli vengono contestate.
Accuse ovviamente tutte da dimostrare.
In particolare, sempre per l’accusa, il vicesindaco di Tagliacozzo si è «allontanato in più occasioni dall’ufficio dove prestava servizio per svolgere attività estranee alle sue mansioni, durante l’orario di lavoro attestato tramite timbratura con badge, ottenendo così indebitamente una retribuzione pari a 822,44 euro». L’accusa, quindi, avrebbe accertato che Giovagnorio si sarebbe allontanato dal luogo di lavoro senza registrare l’uscita tramite timbratura con badge. E questo sarebbe accaduto in diverse date e in diverse fasce d’orario. Dagli accertamenti svolti durante le indagini è emerso che l’indagato, tramite le mancate timbrature all’uscita dall’ufficio di Tagliacozzo della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle Province dell’Aquila e Teramo, ha fatto così risultare una presenza in servizio per un numero di ore superiore a quello effettivo. Secondo la Procura l’ammontare complessivo delle ore attestate “falsamente”, cioè tramite le mancate timbrature all’uscita dal posto di lavoro, è pari a 54 ore e 14 minuti, che equivalgono a 822,44 euro. Ieri mattina si è svolta in tribunale ad Avezzano, davanti al gup, una prima udienza, subito rinviata. Il Comune di Tagliacozzo è ovviamente estraneo a tutta la vicenda. (c.s.)
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