«Assisto un disabile», ma era in Germania

Spunta un nuovo caso di assenteismo (legge 104) nella Asl, per altre due dipendenti pronte le lettere di licenziamento
SULMONA. Aveva ottenuto i benefìci della legge 104, ma anziché prendersi cura di un proprio familiare (la Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate disciplina le agevolazioni riconosciute ai lavoratori affetti da disabilità grave e ai familiari che assistono una persona con handicap in situazione di gravità) ha pensato bene di organizzare un viaggio in Germania.
È l’ultima frontiera dell’assenteismo retribuito che ha indotto la Asl, dopo indagini da parte della Guardia di finanza a predisporre le pratiche che porteranno al licenziamento di una dipendente dell’azienda sanitaria.Altre due lavoratrici, Marina Zavarella e Sonia Tomassetti, entrambe in servizio come amministrative nel distretto sanitario di Pratola Peligna, le cosiddette furbette del cartellino, perderanno il lavoro (la commissione di disciplina della Asl ha consegnato gli atti al manager Rinaldo Tordera, il quale non ha ancora firmato le delibere per formalizzare il licenziamento, che però è scontato).
Per una quarta persona, Maria Aurora Benvenuto – che è già in pensione e che era in servizio nello stesso distretto – rimane in piedi l’inchiesta penale che la vede indagata insieme alle altre due dipendenti con l’accusa di falso e truffa. Attualmente, il procedimento si trova ancora nella fase preliminare con la Procura che deve decidere se e per chi chiedere il rinvio a giudizio.
Sulla vicenda interviene il legale di Aurora Benvenuto, l’avvocato Delio Guido, il quale precisa quali sono le contestazioni rivolte alla sua assistita. «A prescindere dalla presunzione di innocenza sempre valida anche in sede non penale», precisa l’avvocato Guido, «la Procura le contesta il fatto di essersi assentata per due giorni e di essersi allontanata dal posto di lavoro per due volte per prendersi un caffè per un danno erariale di pochissimi euro. La prima contestazione è stata smentita con la documentazione prodotta, a riprova che nei suddetti giorni la Benvenuto era regolarmente al lavoro».
«La seconda, invece», prosegue l’avvocato che assiste l’indagata, «quella dei due caffè, è giustificata ampiamente dal fatto che, come risulta dalla relazione della Guardia di finanza, la Benvenuto non usufruiva della pausa pranzo: ergo, rimaneva al lavoro per mezz’ora in più senza retribuzione». La vicenda dell’assenteismo alla Asl è destinato a far discutere molto anche nelle prossime settimane.
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