Ateneo, pronta macchina per 600 tamponi al giorno

17 Novembre 2020

Nel laboratorio diagnostico c’è anche uno strumento per fare test sierologici  Il rettore Alesse: «C’è la massima disponibilità, se la Asl ci chiama a intervenire»

L’AQUILA . Lo scorso 4 novembre, nella seduta straordinaria convocata per discutere dell’emergenza sanitaria causata dalla seconda ondata della pandemia, il consiglio comunale ha approvato, all’unanimità, un ordine del giorno che, tra le altre cose, proponeva di «accreditare e coinvolgere l’università dell'Aquila nel processamento dei tamponi molecolari», quelli che vengono effettuati sulla popolazione per rintracciare i casi di positività al virus. La proposta, rilanciata da diversi esponenti politici anche nei giorni successivi, partiva dal presupposto che l’ateneo dispone già di un laboratorio di diagnostica molecolare attrezzato, che potrebbe essere facilmente “riconvertito” a centro per effettuare screening di massa, in un momento in cui i tamponi processati sia dalla Asl che dai laboratori privati non riescono a stare dietro al diffondersi del virus. In attesa del nuovo consiglio, che si terrà il 27 novembre per fare un nuovo punto e verificare lo stato di attuazione dell’ordine del giorno approvato a inizio mese, questa è la situazione del laboratorio.
IL LABORATORIO. Il Centro di ricerca di diagnostica molecolare e terapie avanzate Univaq, situato al piano terra dell’edificio Delta 6 del San Salvatore, nasce nel 2013 grazie a una donazione da un milione e mezzo di euro ricevuta dalla provincia dell’Ontario e dall’ Aerf, l’Abruzzo Earthquake Relief Fund, con sede a Toronto, in Canada. Il laboratorio, diretto da Maria Concetta Fargnoli, è convenzionato, dal 2018, con la Asl, per conto della quale effettua test e analisi per la diagnostica oncologica.
LA STRUMENTAZIONE. Tra gli strumenti di cui dispone il laboratorio ce n’è uno che consente di effettuare test diagnostici basati sul metodo Real Time Pcr (acronimo inglese di “reazione a catena della polimerasi”), che ha varie applicazioni ma che è uno dei metodi più efficaci e attendibili per rilevare il coronavirus durante la fase attiva dell'infezione, indipendentemente dal fatto che una persona sia sintomatica o meno. È una macchina che non ha bisogno di grandi spazi (è grande grosso modo come una fotocopiatrice) e che ha un costo abbastanza contenuto (circa 20mila euro). Se venisse impiegata per l’emergenza Covid, potrebbe a refertare 200 tamponi ogni tre ore, il che significa che, a regime, in un normale giorno lavorativo, potrebbe arrivare a processare, in totale sicurezza per gli operatori, oltre 600 test, i cui risultati sarebbero pronti in 24 ore. È chiaro che se si decidesse di fare una cosa del genere sarebbe necessario acquistare una seconda macchina, perché quella che c’è oggi dovrebbe comunque continuare a essere usata per la diagnostica oncologica; ma in questo momento, trovare questo tipo di tecnologia sul mercato, insieme ai reagenti di cui avrebbe bisogno per funzionare, è ancora relativamente facile. Oltre alla Pcr, il laboratorio possiede anche un macchinario per i test sierologici, in grado di effettuare migliaia di test al giorno. Univaq lo ha già sperimentato con successo per sottoporre a screening i propri dipendenti (dai professori agli amministrativi) ma, in questa fase, potrebbe essere agevolmente utilizzato anche per i cittadini.
LA CONVENZIONE. Oltre ai macchinari, il centro, dove quotidianamente lavorano una trentina tra professori, specializzandi e tecnici, avrebbe già anche il personale e le competenze per riconvertirsi, nel giro di poche settimane, in un “punto tamponi”. Per entrare in funzione avrebbe bisogno solo del personale infermieristico per il prelievo dei tamponi naso-faringei. Ma sarebbe un ostacolo facile da superare: basterebbe sottoscrivere una convenzione con la Asl o "allargare" quella già in vigore. «Da parte nostra», dice il rettore Edoardo Alesse, «c’è la massima disponibilità nel mettere a disposizione la nostra tecnologia, le nostre competenze e le nostre eccellenze. Se ci chiamassero, saremmo pronti».
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