Attacco a De Angelis: avezzanesi traditi

Naufraga il civismo, l’ex fedelissimo Cipollone furibondo. E spunta la nota del prefetto sulla consigliera esclusa, ricorso al Tar
AVEZZANO. La pozione velenosa nel dopo-accordo fra l’Udc e il sindaco dimissionario Gabriele De Angelis l’ha preparata l’ex vicesindaco Emilio Cipollone. Che tra i due ci fosse del gelo lo si era appurato da settimane, malgrado i tentativi di smentita. «Il tradito sarà pure un ingenuo ma il traditore resterà sempre una persona scorretta: questa frase racchiude nel modo migliore l’azione politica del sindaco nei confronti dei cittadini di Avezzano», sottolinea Cipollone, candidato in una lista sostenuta da Andrea Gerosolimo, l’assessore regionale fautore del civismo. Schieramento che ha portato all’elezione di Emilio Cipollone (dimessosi per fare il vicesindaco) e di Annalisa Cipollone (esclusa dal Consiglio di Stato).
«A distanza di nove mesi dall’insediamento, il sindaco butta giù la maschera e mostra il suo vero volto», afferma Cipollone, «le roboanti promesse della campagna elettorale sono sfumate alla sua prima personale esigenza, quella di restare incollato alla poltrona più alta del Palazzo di città, così tradendo i cittadini che lo avevano votato. Nelle prossime ore vedremo sciogliere come neve al sole tutte le belle parole pronunciate durante la campagna elettorale. Sono oramai un ricordo lontano le frasi di De Angelis in cui lo stesso invocava il ritorno alle urne nel caso di anatra zoppa. Sono un ricordo le frasi in cui pronunciava la sua netta contrarietà a qualsiasi forma di mercato delle vacche. Le frasi più ricorrenti di questo campione del trasformismo politico erano le seguenti: “diremo basta al pendolarismo politico”, “per quanto riguarda il futuro imporrò un vincolo etico alla mia maggioranza, chi verrà eletto in minoranza resterà in minoranza”. Ebbene, dopo neanche un anno si è consumato il più alto tradimento a danno degli avezzanesi. Il sindaco si appresta a varare una giunta che non ha nulla a che vedere con la volontà degli elettori. È venuta meno l’identità civica che era alla base del progetto politico che per primo, unitamente ad altri, ho fortemente voluto. Per queste ragioni mi sento di prendere le distanze da chi sarà per sempre marchiato di alto tradimento verso gli avezzanesi. Vedremo quanto durerà questo vergognoso inciucio messo artatamente in piedi da chi è voluto restare a ogni costo alla guida della città. Le sentenze vanno rispettate, anche quando hanno un importante effetto politico».
Una dichiarazione di guerra. Come quella che si appresta a firmare Annalisa Cipollone, l’altra grande esclusa (al suo posto, in consiglio, siede Francesco Paciotti). La Cipollone, tramite il legale Sergio Della Rocca, ha presentato un ricorso al Tar. Ricorso suffragato anche da un documento della prefettura, arrivato il 10 marzo alle 10.40, circa un’ora prima del consiglio comunale che ha ratificato la sentenza del Consiglio di Stato. La nota del prefetto Giuseppe Linardi era indirizzata alla presidente del consiglio, Iride Cosimati: «A parere di questa prefettura, la composizione del consiglio è rimessa alle determinazioni del Comune, affinché sia resa coerente con la proclamazione degli eletti e con il risultato elettorale». La Cipollone, secondo la prefettura, deve entrare in consiglio. La Cosimati, il 19 marzo (dieci giorni dopo il consiglio), ha chiesto un parere al segretario generale Manuela Alfieri. La risposta di quest’ultima, dopo la consultazione con Guido Blandini dell’Avvocatura comunale, porta la data del 21 marzo. Secondo i legali del Comune non ci sarebbero elementi nuovi per modificare il consiglio. Ma la Cipollone non si arrende e spera nel Tar. Sicura di avere ragione e di rientrare in consiglio. Con tanto veleno da spargere.
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