Attentati incendiari, preso il mandante

29 Gennaio 2019

L’imprenditore Troiani in carcere. L’accusa: «Ha seminato il panico con bombe carta, molotov e minacce su Facebook»

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Il 21 ottobre 2016 un imprenditore denuncia di avere trovato una testa di maiale nella sua auto. L’ultimo dell’anno del 2013, invece, viene colpita la vettura dello stesso imprenditore con una bomba carta di elevata potenza. Ci sono poi le bottiglie incendiarie lanciate su mezzi e abitazioni. E i roghi appiccati alla società “Marsica ondulati” di San Benedetto dei Marsi e all’albergo “La Rupe” di Pescina. Sette anni di terrore concentrati nelle quindici pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ieri mattina ha portato dietro le sbarre del carcere San Nicola ad Avezzano l’imprenditore Antonio Troiani, 47 anni, di San Benedetto dei Marsi.
«La violenza, la spavalderia e lo spirito di sopraffazione manifestati dal Troiani inducono a ritenere che solo la misura richiesta dal pm possa realmente impedire la reiterazione delle condotte illecite contestate, già di per sé non solo gravi, ma reiterate nel corso di un ampio lasso di tempo»: così scrive il gip Maria Proia nel provvedimento.
Troiani è stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, diretti dal maggiore Edoardo Commandé. È accusato di incendio aggravato, violazione di domicilio e atti persecutori (stalking). Per gli investigatori è lui il mandante di numerosi incendi avvenuti nella Marsica dal 2012. Si tratta dei roghi che hanno interessato un Fiat Doblò e un autocarro a San Benedetto dei Marsi nell’estate 2012, diversi locali dell’albergo “La Rupe” di Pescina a luglio 2013, un’Audi a San Benedetto nel dicembre dello stesso anno, una Ford Fiesta e una Hyundai a Ortucchio nel dicembre 2015, una Fiat Punto a Lecce nei Marsi nell’aprile 2016, fino ad arrivare all’incendio della “Marsica ondulati” nell’estate 2016. L’uomo, sempre secondo l’accusa, commissionava gli incendi per motivi che andavano da problemi verosimilmente connessi con lo spaccio di cocaina, alla concorrenza con altre imprese del posto, ma anche per ragioni semplicemente riconducibili a dissidi di vicinato o, come in un caso, per la discussione sorta a seguito della spartizione dopo l’acquisto in comune di una vitella. Troiani si avvaleva, per l’esecuzione materiale, del 40enne Mario Liberale, che commetteva gli incendi utilizzando taniche di benzina o molotov. Il compenso variava dai 300 ai 700 euro. Liberale, che davanti ai carabinieri ha resto piena confessione, è indagato. L’imprenditore 47enne tormentava le sue vittime, sempre per l’accusa, minacciandole in continuazione su Facebook, con post dai contenuti che più o meno esplicitamente rimandavano agli incendi avvenuti e che lasciavano intendere la possibilità di ripetere il gesto: «I film sono belli a puntate, qualcuno vuole vedere il secondo tempo?» e, ancora, «Avrete ciò che meritate», oppure «Tanti auguri a tutti per un felice anno nuovo e ai falsi amici che possiate passare un anno più nero di quello già passato». In occasione di incontri in strada, davanti alle vittime, si passava il dito sulla gola, indicando esplicitamente una minaccia di morte. Un incubo per alcune famiglie. Come quella che nel cuore della notte, per due volte a settimana, veniva svegliata dal rombo dell’auto di Troiani, una Dodge Ram 6000 a benzina.
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