Attentato incendiario contro Lattanzio

17 Agosto 2019

Distrutta l’auto parcheggiata sotto casa: «Non mi intimidiscono, continuerò a fare il mio lavoro». Spuntano dei sospetti 

SULMONA. È un attentato incendiario quello che ha colpito il giornalista Claudio Lattanzio, storico collaboratore del quotidiano il Centro e corrispondente Ansa per la Valle Peligna e l’Alto Sangro. La sua auto, un’Honda Crv, era parcheggiata da un giorno nel cortile dell’abitazione in via Valle, non distante dallo stabilimento dei confetti di Mario Pelino. Un lasso di tempo troppo lungo per ipotizzare un corto circuito. Quasi certamente il liquido infiammabile che ha innescato il rogo è stato gettato nella parte anteriore della vettura. Altre due macchine sono state danneggiate da fiamme e calore. Un episodio che arriva a un mese dal raid vandalico che Lattanzio aveva subìto alla stessa vettura (graffiata) e che alla luce di quanto accaduto assume contorni inquietanti. Così come appaiono strane le telefonate che il giornalista aveva ricevuto tempo fa, dopo alcuni articoli sul Centro relativi a episodi di cronaca in città.
Lattanzio è stato ascoltato sia dai carabinieri che dalla polizia. L’episodio è avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì, intorno alle 3.
«Stavo dormendo quando mia moglie mi ha svegliato dicendomi di aver sentito dei rumori provenire dall’esterno», racconta il giornalista, «si è affacciata dal balcone e ha visto la mia auto in fiamme. Mi sono alzato dal letto e dopo essermi vestito sono sceso di corsa per provare a fare qualcosa. Ma sul posto c’erano già vigili del fuoco e carabinieri. All’inizio non è stata esclusa alcuna ipotesi, anche perché i vigili del fuoco non hanno trovato l’innesco che avrebbe dato via al rogo. Poi, quando hanno saputo che l’auto era parcheggiata lì da un giorno, l’ipotesi dell’autocombustione è caduta. Un episodio che lascia sconvolti, che a Sulmona non ha precedenti. Minacce tante, querele pure, ma mai un’aggressione così pesante e inaspettata. Mi dispiace per i miei familiari che, loro malgrado, sono rimasti coinvolti in questa brutta pagina di cronaca. Non mi intimidiscono», continua Lattanzio, «continuerò a fare quello che ho sempre fatto, raccontando i fatti alla luce del sole, senza strumentalizzazioni e senza nascondere nulla, muovendomi nell’interesse di tutti ed esercitando il diritto-dovere di informare i cittadini liberamente e nel rispetto delle regole».
Gli investigatori stanno vagliando gli spostamenti di alcuni sospetti, anche attraverso le celle telefoniche e le telecamere piazzate nella zona e nelle vicinanze. La Procura ha aperto l’inchiesta. La prefettura sta valutando se adottare misure a tutela del giornalista.
Tanti i messaggi di solidarietà per il giornalista. I Comitati di redazione del Centro e dell’Ansa hanno espresso «solidarietà e vicinanza al giornalista».
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, «confida che gli investigatori possano fare chiarezza in tempi rapidi. L’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo si dichiara pronto a sostenere Lattanzio in ogni sede».
Solidarietà è stata espressa anche dal Sindacato giornalisti abruzzesi (Sga): «Qualora dovesse trovare conferma l'ipotesi del vile attentato, si tratterebbe di un gesto di intimidazione inaccettabile, che colpisce l’intera categoria abruzzese».
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