Attentato incendiario nel garage: denunciato

Un 29enne ritenuto autore del raid in via America per vendetta. Il suo legale: «Non ci sono prove»
AVEZZANO. È stato denunciato per incendio doloso il presunto autore dell’attentato incendiario del 24 febbraio scorso in cui vennero date alle fiamme quattro auto parcheggiate all’interno di un garage condominiale di via America ad Avezzano. Rogo che causò momenti di panico tra i condomini svegliati dalle esplosioni e dal fumo nel cuore della notte. Si tratta di A.O., 29 anni, residente in città. Nei suoi confronti la Procura coordinata da Andrea Padalino ha emesso un avviso di conclusione di indagini preliminari. L’uomo, di origini magrebine, è stato incastrato grazie alle intercettazioni telefoniche e alla comparazione dei filmati resi dalle telecamere di videosorveglianza presenti in zona acquisite dalle forze dell’ordine. A confermare le responsabilità dell’indagato ulteriori accertamenti investigativi e le perquisizioni eseguite nelle settimane scorse dagli agenti del commissariato di polizia di Avezzano che ha curato le indagini. Secondo la ricostruzione di quanto accaduto, l’obiettivo dell’attentatore erano due auto di grossa cilindrata prima cosparse di liquido infiammabile e poi date alle fiamme. Si tratta di una Bmw e di una Mercedes, in conto vendita, entrambe intestate alla società di rivendita di cui è titolare M.M., marocchino di 26 anni. Dentro l’autorimessa il rogo si è esteso anche ad altre due vetture parcheggiate, una Fiat Punto e una Lancia Thesis, di proprietà di due condomini ritenuti estranei ai fatti. Da ulteriori sviluppi investigativi sono emersi rapporti di conflittualità tra M.M. e l’attentatore A.O. per precedenti episodi legati a questioni di droga. Nel settembre del 2014 entrambi vennero trovati in possesso di 10 chili di hashish e per questo arrestati con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. «Non ci sono prove dell’ingresso del mio assistito nell’edificio» dichiara l’avvocato Roberto Verdecchia, difensore dell’indagato, «la sua presenza sul luogo dell’incendio è discutibile visto che si trovava a circa 150 metri dal garage condominiale e dall’abitazione del connazionale. Del resto se le prove fossero state cosi schiaccianti, non si vede perché il pm non abbia chiesto misure custodiali nei suoi confronti».
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