Attesa lunga e timori, 60 non si vaccinano

22 Marzo 2021

Castel di Sangro. L’80 per cento dei prenotati rinuncia al siero AstraZeneca, ma arrivano le riserve

CASTEL DI SANGRO. I cittadini dell’Alto Sangro rinunciano al vaccino, ma grazie alle riserve le dosi non vanno sprecate. I timori nei confronti del siero AstraZeneca continuano a essere tanti e il personale sanitario ogni giorno è costretto a fare i conti con questa problematica. Nonostante il ministro della Salute, Roberto Speranza, proprio ieri sia tornato a rassicurare sulla sua validità e l’Agenzia europea del farmaco abbia dato l’ok, molte persone in lista si tirano indietro. Ieri a Castel di Sangro, dove si trova uno dei tanti centri vaccinali della provincia dell’Aquila, c’è stata una nutrita giornata di vaccinazione. Le liste erano due: una Pfizer e una AstraZeneca. Prima sono stati eseguiti 168 vaccini Pfizer tra richiami e prime dosi, e poi toccava agli 80 di AstraZeneca, ma l’attesa e la preoccupazione legata al siero ha costretto gli addetti ai lavori a rivedere le cose. «Abbiamo inviato alla Asl una lista di 80 persone che dovevano vaccinarsi», racconta il primo cittadino di Castel di Sangro, Angelo Caruso, «purtroppo le dosi AstraZeneca sono arrivate poco dopo le 12. Molte persone che dovevano riceverlo, un po’ perché aspettavano da parecchio tempo, un po’ perchè erano preoccupati per la tipologia di vaccino hanno deciso di rinunciare. Sono state circa una sessantina, ma nessuna dose è andata sprecata perché noi avevamo già una lista di riserve che abbiamo subito avvertito». Non è la prima volta che accadono episodi simili.
Anche a Pratola Peligna nei giorni scorsi diverse persone avevano deciso di rinunciare al proprio vaccino per svariati motivi, tra cui quello legato alla tipologia di siero anti-Covid, ma grazie alle riserve si è riusciti a equilibrare la situazione facendo in modo che nessuna dose potesse restare. «Avendo contattato la lista di riserve che avevamo già pronta abbiamo permesso che altre 60 persone venissero vaccinate», conclude il presidente della Provincia dell’Aquila, «tra queste c’erano anche gli addetti del centro operativo comunale che rientrano tra le categorie attualmente da vaccinare. Credo che in questo particolare momento tutti dovremmo riflettere e capire che invece di stare a sindacare su quando e come vengono eseguiti i vaccini, ci dovremmo interrogare sul perché non ne vengono fatti di più ogni giorno».
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