Attesa per la decisione dell’Unesco

La Perdonanza candidata a Patrimonio dell’umanità. Di Renzo: ridarebbe orgoglio alla città
L’AQUILA. La Perdonanza Celestiniana e la sua valenza sociale.
Un messaggio che valica i confini religiosi, abbraccia la sfera storico-culturale e si pone come insegnamento e monito all'umanità. L'Indulgenza plenaria, concessa da Papa Celestino V, incarna i valori universali del bene e del perdono, inteso come riconciliazione tra i popoli. Superamento degli steccati individuali, unione e fratellanza.
È su questi perni che poggia le basi la candidatura della Perdonanza a patrimonio immateriale dell'Unesco 2017. Unica candidatura italiana.
«Un riconoscimento che può essere inteso come atto rifondativo della città e della comunità aquilana», dichiara il professor Ernesto Di Renzo, curatore del dossier inviato all'Unesco, «e che metterebbe in atto un meccanismo di ritrovato orgoglio e quel senso di sé compromesso dal sisma del 2009, che ha creato una frattura storica e identitaria del corpo sociale della città. L'Aquila», prosegue Di Renzo, «ha forte necessità che la sua storia abbia un nuovo inizio sotto un segno importante, capace di riaggregare e ricucire il tessuto sociale, ancora sfilacciato».
La Perdonanza Celestiniana come vessillo di rinascita. «Di una ripresa sociale e culturale», sottolinea Di Renzo, «di ridefinizione di un senso comunitario oggi ancora disgregato, ma ricompreso entro i significati che il messaggio celestiano ha inteso dare alla festa della Perdonanza».
Il percorso tecnico per il riconoscimento della Perdonanza quale bene immateriale Unesco è stato avviato da tempo: la Commissione nazionale italiana Unesco ha inviato la candidatura, dando seguito alle indicazioni pervenute, in attesa del verdetto finale, atteso per dicembre 2018 «quando», fa notare Di Renzo, «si celebrerà l'Anno europeo del patrimonio culturale: una felice coincidenza per la candidatura della Perdonanza a patrimonio immateriale dell'umanità, anche in virtù di una patrimonializzazione della cultura e dell'internazionalizzazione dell'evento».
La Perdonanza è stata individuata come candidatura unica per l'Italia con una rilevanza nazionale non trascurabile. Un bene unico, sempre più convidiso dalla collettività e dalla comunità locale, nel nome dei princìpi di fratellanza e spiritualità insiti nel messaggio di Papa Celestino V.
Fulcro della Perdonanza è la città dell'Aquila, che ogni 28 agosto celebra il dono del Perdono voluto da Papa Celestino V.
Ed è proprio all'universalità del messaggio di Perdono, estremamente attualizzato, che si lega l'ambizione di ottenere il prestigioso riconoscimento.
Un evento che lega il suo nome a Celestino V e si rinnova ogni anno il 28 e il 29 agosto, quando ai fedeli è concesso lucrare l’indulgenza plenaria perpetua che il Papa elargì la sera stessa della sua incoronazione a Pontefice, nel 1294.
Prima di salire sul soglio di Pietro, l’eremita aveva trascorso molti anni in una grotta sul monte Morrone, sopra a Sulmona, ricevendo l’appellativo di Pietro del Morrone.
Il 5 luglio 1294 fu eletto dal conclave riunito a Perugia come successore di Papa Niccolò IV.
Dall’eremo di Sant’Onofrio al Morrone, nel quale si era ritirato, Pietro mosse alla volta dell’Aquila.
Il 29 agosto 1294 fu incoronato nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, costruita per sua stessa volontà e consacrata nel 1288.
L’autenticità della Bolla del Perdono , più volte messa in discussione nel tempo, fu confermata da Paolo VI che, nel 1967, all’atto della revisione generale di tutte le indulgenze plenarie, annoverò quella di Celestino V al primo posto dell’elenco ufficiale.
Ma la Perdonanza aquilana non riesce ancora a decollare appieno nel panorama dei luoghi più frequentati dai pellegrini e dai fedeli, come “santuario” della pace, quella pace predicata, appunto, dal Papa del Gran Rifiuto. Ed è stato proprio il rifiuto, con le “dimissioni” di Celestino V, che per secoli ha posto nel dimenticatoio la Perdonanza. Un atto di amore verso i peccatori che possono redimersi passando attraverso la Porta Santa tra i vespri del 28 e del 29 agosto.
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