Aurora voleva lasciare la Scuola della Gdf, sotto esame gli scritti dell’allieva

La ragazza potrebbe aver annotato tutto su un diario: tra quelle pagine forse le ragioni del suo disagio. Alla Camera un minuto di silenzio. Castricone (Sinafi): «Anche alla disciplina c’è un limite»
L’AQUILA. Aurora Valenti voleva lasciare quella scuola. E lo avrebbe messo nero su bianco sul suo diario. Lo stesso su cui, a quanto pare, annotava tutto, compresi i suoi stati d’animo. Ed è proprio tra quelle pagine che potrebbe essersi impresso il disagio covato chissà da quanto tempo dalla 22enne, poi divenuto così insostenibile da non lasciarle intravedere alcuna alternativa a ciò che stava vivendo.
Non tanto i messaggi scambiati a “mozzichi e bocconi” con amici e parenti, o l’ascolto dei colleghi della ragazza. La vera chiave di volta per conoscere le ragioni di una tragedia che sette giorni fa ha sconvolto un’intera caserma, e, di rimando, un’intera città, potrebbe dunque essere stata lasciata in eredità agli inquirenti dalla stessa allieva originaria di Alcamo (Sicilia) che, a quanto pare, aveva già manifestato il suo proposito di lasciare la Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza di Coppito, dove aveva frequentato il primo anno fino a ricevere le fiamme.
La stessa Scuola dalla cui finestra Aurora è poi precipitata giovedì pomeriggio, fino al decesso avvenuto all’ospedale dell’Aquila dopo nove ore di agonia, con i medici del Salvatore che hanno tentato l’impossibile pur di salvarle la vita prima che il suo cuore smettesse di battere per sempre. Per la Procura dell’Aquila, proprio quel dialogo interiore vergato di suo pugno dalla ragazza potrebbe dunque rappresentare quell’elemento decisivo capace di abbattere il muro di reticenza di chi sa, ma che oggi potrebbe aver paura a parlare, dovendo poi restarci ancora a lungo in quella scuola. Così come potrebbe risultare ben più eloquente di un semplice botta e risposta su WhatsApp, magari avvenuto con chi è lontano anni luce da quel clima che Aurora stava vivendo, e soffrendo.
Così come pure potrebbe andare ben al di là di quanto la ragazza avesse riferito ai genitori, già ascoltati a palazzo di giustizia dal pubblico ministero Mariarosa Bove. Perché si sa, in caso di difficoltà, i figli corrono prima di tutto dai genitori, ma non è detto che si dica loro tutto. Anche solo per non farli preoccupare, o per non deluderli.
Intanto, in memoria della 22enne, un minuto di silenzio è stato osservato due giorni fa alla Camera dei deputati, con la segretaria generale del Sindacato nazionale finanzieri (Sinafi), Stefania Castricone, che ha voluto poi richiamare l’attenzione dei presenti sull’importanza della disciplina «che serve perché necessaria», in quanto «ci forma e ci insegna ad affrontare tutte le difficoltà che incontreremo nella nostra vita lavorativa. Però esistono dei limiti, a mio parere invalicabili», ha detto Castricone. «Il primo è il rispetto della dignità umana», il secondo è «il diritto a essere deboli, di cadere e di rialzarci».
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