Autismo e malaburocrazia Terapie negate a un bimbo

8 Settembre 2018

L’Associazione Abruzzo onlus presenta una diffida al manager Asl e alla Regione: «La riabilitazione stabilita per legge bocciata al distretto sanitario di Avezzano»

AVEZZANO. Terapie negate a un bambino di 12 anni marsicano affetto da autismo. È quanto denuncia l’Associazione autismo Abruzzo onlus presieduta da Dario Verzulli.
L’attività riabilitativa specifica stabilita da una delibera della giunta regionale (la numero 437 del 2017) è stata giudicata non congrua dal distretto sanitario di Avezzano.
«Accade anche questo nella nostra regione, sulle spalle delle famiglie con autismo», spiega Verzulli, «una delibera di giunta regionale che recepisce la legge nazionale 134 del 2015, e che finalmente stabilisce con chiarezza modi e tempi per gli interventi riabilitativi non viene applicata dal distretto sanitario di Avezzano dove il responsabile dell’Unità di valutazione multi dimensionale non ha autorizzato le terapie necessarie definendo la richiesta della famiglia non congrua».
Da qui una diffida dell’Associazione abruzzese al direttore generale della Asl, Rinaldo Tordera, e all’ufficio ispettivo della Regione.
«L’importante azione di armonizzazione indotta dalla legge nazionale», aggiunge Verzulli, «e dalle linee guida nazionali per l’autismo deve ancora manifestarsi nelle aree interne della nostra regione. Una regione ancora troppo caratterizzata da servizi erogati a macchia di leopardo, con aree di eccellenza ma allo stesso tempo con aree di assoluta incapacità nell’assicurare i livelli essenziali di assistenza sanitaria. Una regione nella quale le risorse necessarie per la presa in carico sono assicurate solo ad alcuni operatori e negate alle strutture e servizi gestiti direttamente dalle aziende sanitarie della regione stessa. Lo stesso Centro di riferimento regionale per l’autismo con sede all’ospedale San Salvatore dell’Aquila è fermo a una dotazione di personale stabilita dalla sua nascita (1997, ndr) e senza alcuna risorsa finanziaria. Tale dicotomia di comportamenti genera confusione e ansia nelle famiglie. Auspichiamo che presto la Regione Abruzzo imponga con chiarezza una politica adeguata a sostegno degli interventi necessari e garantisca lo stesso diritto alle cure a tutti i pazienti eleggibili. Le liste di attesa non sono più accettabili alla stessa stregua di prescrizioni inadeguate che continuano a proporre interventi ex articolo 26, ovvero terapie ambulatoriali da 45 minuti. Numerose le ordinanze di giudici che hanno acclarato il diritto alle cure e alla tutela della salute delle persone con autismo nella nostra regione sulla base della normativa citata. Purtroppo», conclude Verzulli, «sono diverse le segnalazioni di famiglie che incontrano problemi rilevanti durante le valutazioni Uvm e combattono contro la burocrazia». (r.rs.)
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