Auto blu, patteggia l’autista del sindaco

5 Novembre 2015

Respinta dal giudice la richiesta degli avvocati di Di Pangrazio per far trasferire il procedimento ad Avezzano

L’AQUILA. Si deciderà il 25 novembre la sorte del sindaco di Avezzano Gianni di Pangrazio e di altri cinque imputati, in relazione all’inchiesta sul contestato uso di auto blu nella veste di dirigente della Provincia e, per il solo sindaco, sul parere favorevole dato a una delibera.

Ieri, nel corso dell’udienza preliminare, c’è stato lo scontro tra i legali del sindaco e la Procura sulla richiesta di trasferire gli atti per competenza territoriale davanti al gup di Avezzano.

Il giudice per le udienze preliminari del tribunale aquilano, Guendalina Buccella, ha respinto questa eccezione per la quale si sosteneva l’ipotesi che la competenza fosse di Avezzano visto che l’assegnazione delle macchine era stata fatta ad Avezzano dove vive il sindaco, ma gli atti restano qua. Una decisione che ha comportato un certo tempo per cui la discussione è slittata.

Comunque ieri è stato fatto un atto istruttorio importante. Infatti uno degli imputati, Ercole Bianchini, già autista del sindaco, ha chiesto di patteggiare una pena al di sotto dei due anni. Una sanzione che lo pone al riparo da qualsiasi ipotesi di licenziamento. Il patteggiamento sarà poi sancito nell’udienza del 25 novembre ed è stato già concordato con i pm.

Le contestazioni fanno riferimento a poco più di un anno fa quando la polizia giudiziaria mise i sigilli a tre auto di proprietà dell’ente Provincia: due Alfa Romeo e una Fiat Panda. Furono indagati anche tre autisti: Patrizia Zazzara di Pescina, Mario Scimia dell’Aquila ed Ercole Bianchini dell’Aquila (questi ultimi due anche per truffa ai danni dello Stato), oltre alla dirigente Paola Contestabile con l’accusa di peculato e Anna Maceroni, dipendente pubblica, con contestazioni marginali. Gli inquirenti sostengono come Di Pangrazio, da sindaco di Avezzano, avesse utilizzato l’auto della Provincia per fini personali, e come, addirittura, gli stessi autisti ne avessero totale uso, fino a riuscire a riportarsi l’auto nella propria abitazione, compresi i week-end. In particolare, vengono contestai 7 viaggi, compreso uno a Ischia. Il tutto condito dalle spese che sarebbero state caricate alla Provincia. Per cui ci sono le accuse di truffa, peculato, falso e abuso di ufficio.

Tra le altre accuse, secondo gli inquirenti, il fatto che quando la delibera 18/2011 venne firmata, Di Pangrazio sapesse che il giorno successivo sarebbe stato nominato direttore dell’istituendo Dipartimento speciale.

Meccanismo che, per la tesi accusatoria, avrebbe portato a Di Pangrazio «un ingiusto profitto pari a 18mila euro annui quale retribuzione accessoria», ottomila in più rispetto ai capi degli altri dipartimenti. Secondo la Procura, avrebbe «attestato in modo falso la regolarità dal punto di vista tecnico della riorganizzazione», non astenendosi nella votazione della delibera che lo avrebbe favorito.

Il sindaco di Avezzano, ieri presente in aula, ha sempre respinto le accuse e riguardo alla delibera ha sempre sostenuto di aver semplicemente dato un parere tecnico e che non vi era certezza della sua nomina.

Il primo cittadino di Avezzano è assistito dall’avvocatoAntonio Milo e Claudio Verini.

Gli altri imputati sono assistiti dagli avvocati Giuliano Lazzari, Angelisa Durastante, Piergiorgio Merli, Stefano Massacesi, Attilio Cecchini.

La Procura è rappresentata dai pm Stefano Gallo e Roberta D’Avolio.

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