Automobilista annegato nel canale Familiari risarciti con un milione

Comune di Ortucchio e Consorzio di bonifica condannati a pagare per la morte del 23enne Giancarli La Cintarella nel Fucino porta alla Telespazio: era priva di barriere di protezione e segnaletica
AVEZZANO. Morì annegato nel canale del Fucino, dopo che la sua auto sbandò lungo una strada priva di segnaletica e della benché minima sicurezza. Alessandro Giancarli aveva appena 23 anni e quella mattina del 4 dicembre 2012 stava andando a lavorare alla Telespazio. Rimase vittima della maledetta Cintarella, una strada finita al centro di aspre polemiche, che tre anni più tardi si portò via anche la vita di Marco Di Nicola, altro dipendente del centro spaziale nel Fucino. A distanza di sette anni dalla scomparsa di Giancarli il giudice monocratico del tribunale di Avezzano, Andrea Dell’Orso, ha emesso la sentenza e ha condannato Comune di Ortucchio e Consorzio di bonifica ovest a risarcire i danni subiti dai familiari del giovane di Capistrello. Oltre un milione di euro a madre, padre e sorella, tutti assistiti dall’avvocato Berardino Terra. È stata esclusa la responsabilità della Provincia dell’Aquila.
LE COLPE. Secondo quanto stabilito dal giudice «la prevalente responsabilità nella causazione del sinistro con esiti mortali è del Comune di Ortucchio nella misura del 50%, mentre è pari al 30% la responsabilità del Consorzio di bonifica». A Giancarli, conducente dell’auto, è stato riconosciuto un concorso di colpa del 20%. Il Comune di Ortucchio, secondo il giudice, era «l’Ente gestore della strada nel periodo in cui si è verificato l’incidente nonché co-proprietario delle strade anche dal 1992 al 2004 insieme al Consorzio di bonifica ovest». Quest’ultimo, sempre secondo il giudice, «non ha dotato la Cintarella, nel tratto interessato dal sinistro, delle barriere e ciò quindi per il periodo successivo al 2004 quando al termine del collaudo tale strada è diventata, per effetto del Codice della strada, proprietà esclusiva del Comune di Ortucchio».
TROPPI PERICOLI. Una mancanza di protezione nonostante al margine della strada vi fosse un canale irriguo con almeno due metri d’acqua e «dunque connotato da requisiti obiettivi di pericolosità determinati dal fatto che la conformazione del terreno circostante il canale è tale che, anche alla velocità di 1 km orario, l’auto può finire nel canale, con gravissime conseguenze degli occupati». Pericolosità evidenziata da una consulenza tecnica disposta dal tribunale e affidata all’ingegner Marco Colagrossi di Roseto.
QUESTA LA DINAMICA. Consulente che ha evidenziato che il giovane conducente, giunto in prossimità della Telespazio, perdeva il controllo del mezzo, sbandando verso sinistra e urtando un cordolo che delimitava la Cintarella. A seguito dell’auto la Fiat Grande Punto guidata dal 23enne abbatteva un paletto, attraversava la banchina erbosa e si ribaltava nel canale. «Al momento del sinistro lungo la via Cintarella non esisteva alcuna segnaletica e il limite di velocità operante era quello di 90 km orari» evidenzia il consulente, ricordando anche la relazione della Polstrada che parlava di «buche, avvallamenti e fondo stradale bagnato e con presenza di ghiaccio».
ANNI DI BATTAGLIE. Negli anni le barriere di protezione sono arrivate. Ma gli altri pericoli che i lavoratori Telespazio affrontano quotidianamente sono presenti. Solo pochi giorni fa in Provincia è stato raggiunto un accordo per sistemare la strada in vista dell’inverno. Ma ci sono voluti sette anni, due morti e denunce a non finire.
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