«Avevo il fucile puntato in faccia»

Il racconto dell’agente di sicurezza: il mio collega colpito con il calcio dell’arma
PRATOLA PELIGNA. «Mi ha puntato il fucile in faccia, minacciando di uccidermi se avessi fatto qualche movimento strano; mentre il suo complice ha aggredito il mio collega che colpendolo in testa con il calcio del fucile». È una delle guardie giurate di Popoli a raccontare i drammatici momenti. «Erano quattro, non ricordo bene. Sono usciti all’improvviso da dietro alcuni alberi, dopo che avevo dato il via libera al mio collega incaricato di consegnare il denaro», rivela la guardia giurata mentre attende di essere visitato dai medici del pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona: «Sono stati fulminei e nello stesso tempo erano decisi a tutto pur di portare via il denaro che trasportavamo nel furgone. Per fortuna l’altro collega che era rimasto al volante del blindato è stato bravo ad allontanarsi in fretta dal piazzale, mentre noi siamo rimasti ad affrontare i malviventi. Abbiamo scelto di fare questo mestiere e sappiamo benissimo i pericoli che corriamo e quali sono le procedure da seguire durante le consegne», aggiunge la guardia giurata popolese, «trovarsi però con un fucile puntato in bocca non accade tutti i giorni. Ho avuto, così come i miei compagni, tanto sangue freddo riuscendo a evitare che la situazione potesse diventare ancora più drammatica. Una cosa è certa: non smetterò di fare questo mestiere, pur con i pericoli che comporta».
Dopo le visite di controllo, le due guardie giurate sono state dimesse dall’ospedale e sono tornate a casa, dove trascorreranno qualche giorno di convalescenza prima di ricominciare il loro lavoro. (c.l.)
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