Avezzano, chiude la cartiera Burgo: il dramma di un operaio che si vede crollare il mondo addosso

La storia di Terenzio Galano, 35 anni, da dieci alla cartiera: "Mi sono sposato, ho un mutuo, un figlio... ora lotteremo"
AVEZZANO. Un lavoro stabile che ti permette di crearti una famiglia, di aprire un mutuo per acquistare casa e di accogliere la nascita di un figlio. Poi, come una doccia fredda, arriva la notizia che la fabbrica chiude. E si sgretola tutto. Cresce così l’ansia per un futuro incerto, senza più stabilità economica. Quella di Terenzio Galano, 35 anni, da oltre 10 dipendente della Carteria Burgo di Avezzano, è una storia uguale a tante altre. Quelle di operai che si ritrovano all’improvviso senza certezze. Operai che lunedì pomeriggio, in un’assemblea in cui si sarebbe dovuto discutere delle modalità di ripresa della produzione dopo la chiusura dell’estate, si sono trovati di fronte alla perdita del posto di lavoro.
«Ho iniziato a lavorare alla cartiera più di 10 anni fa, dopo gli studi all’Industriale» racconta Galano, originario di Trasacco, oggi residente ad Avezzano, «quando è arrivato il contratto a tempo indeterminato ho pensato che la mia vita aveva preso la piega giusta. Sono iniziati così i progetti che piano piano sono riuscito a realizzare: il matrimonio 4 anni fa, l’acquisto della casa e poi la nascita del mio bambino, che oggi ha 18 mesi», continua l’operaio che alla Cartiera, addetto alla bobbinatrice e quindi al taglio della carta.
«Sapevamo che c’era qualcosa che non andava» prosegue Galano «così abbiamo iniziato a fare sacrifici, pur di mantenere lo stabilimento e assicurarci un posto di lavoro. Con la chiusura di una linea abbiamo avuto la riduzione del 30% dello stipendio, abbiamo rinunciato alla 14esima, ai premi e agli straordinari. Intanto iniziava la prima cassa integrazione e ci sono finiti tanti padri di famiglia, anche giovani. Forza lavoro importante per l’azienda, perché si trattava sempre di persone con voglia di fare e soprattutto specializzati professionalmente. Adesso ci è crollato il mondo addosso».
Alla domanda su che cosa si aspetta dal futuro risponde: «Terremo i denti stretti e lotteremo per far sì che l’azienda non lasci Avezzano. Nel nostro stabilimento abbiamo sempre portato i risultati: con il passaggio alla produzione della carta naturale con 15 giorni ci siamo specializzati e abbiamo procacciato clienti e venduto prodotti di qualità. Non accetteremo di essere stati solo una fabbrica prova per poi regalare i nostri risultati a qualche altro stabilimento. Aspettiamo l’incontro al Ministero e poi decideremo eventuali azioni da intraprendere».
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