Avezzano, risarcimenti-truffa per gli animali “uccisi” da orsi e lupi

Otto persone denunciate tra la Marsica e l’Emilia Romagna. Fingevano di aver perso il bestiame per avere soldi dall’Ue
AVEZZANO. Dichiaravano fittiziamente di allevare migliaia di animali (cavalli e mucche) all’alpeggio. Bestiame che sarebbe stato decimato da lupi e orsi oppure precipito in dirupi per il maltempo, avendo così diritto a risarcimenti comunitari. Nel solo 2012 avrebbero truffato all'Unione Europea un milione di euro. Ma la truffa potrebbe essere ancora ingente secondo quanto trapela dagli inquirenti che stanno indagando sul conto di otto persone per il reato di associazione per delinquere finalizzata all'indebita percezione di fondi comunitari e alla truffa. Si tratta dei componenti di due famiglie, una originaria dell’Emilia Romagna e una marsicana, titolari di società, tutte collegate tra loro, per l’allevamento del bestiame all'alpeggio. Solo uno dei denunciati è marsicano, peraltro, con ruoli secondari in tutta la vicenda.
Per la Procura della Repubblica del Tribunale di Avezzano il meccanismo del raggiro è abbastanza semplice. Le nove società coinvolte, che non hanno sede legale in zona, hanno avanzato richiesta, attraverso soci residenti in alcuni comuni della Marsica orientale, di concessione di migliaia di ettari di terreni in montagna – precisamente nella zona di protezione esterna del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – a tariffe vantaggiose rispetto a quelle praticate a società provenienti da fuori regione. Nei pascoli di alta montagna avrebbero dichiarato di aver allevato migliaia di capi di bestiame percependo per ciascuno di essi un contributo da parte dell'Unione Europea. Successivamente all’ottenimento dei contributo ciascuna di queste società provvedeva a inoltrare agli uffici competenti denuncia di scomparsa di buona parte del bestiame originario. Scomparsa dovuta – secondo le denunce presentare – alla predazione degli animali protetti del Parco, in particolare lupi ed orsi, ma anche a causa del maltempo: capi precipitati nei dirupi per il ghiaccio o animali che perdono l’orientamento a causa della nebbia, o delle bufere di neve.
Insomma, una vera e propria decimazione. In questo modo le società di allevamento si ponevano al riparo da eventuali ispezioni da parte dell’Unione Europea o da parte anche dei Comuni dai quali avevano ottenuto in concessione i terreni di uso civico a basso costo.
Troppe denunce, troppi animali scomparsi, troppe prede per i pochi animali selvatici del Parco: la cosa ha cominciato a destare sospetti. Sono partiti i primi controlli a cominciare dal 2012, anno d’inizio delle attività di allevamento delle società coinvolte.
Adesso gli investigatori stanno monitorando la situazione degli anni successivi al 2012 e gli sviluppi potrebbero essere clamorosi sotto il profilo della rilevanza economica della presunta truffa ai danni dell’Unione Europea. Le indagini riguarderebbero anche l’operato degli uffici comunali competenti per il rilascio della documentazione e si sta cercando di capire anche il ruolo avuto nella vicenda da alcuni professionisti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

