«Avvio ritardato perché mancano spazi»

“Oltre i Musp”: il referendum è solo un alibi per nascondere i ritardi nell’adeguamento delle aule
L’AQUILA. «Dopo più di sei mesi di chiusura, oggi in Abruzzo non si torna a scuola». È l’amara constatazione della commissione “Oltre i Musp” del comitato “Scuole sicure”. «Il referendum è un alibi», afferma, «gli edifici scolastici non sono ancora pronti ad accogliere migliaia di studenti, studentesse e insegnanti dopo più di sei mesi di chiusura nazionale e tantissimi soldi assegnati alle amministrazioni per far fronte all’emergenza Covid». La situazione, insomma, sarebbe tutt’altro che incoraggiante per quel che riguarda gli adeguamenti strutturali. «Ciascun Istituto aveva consegnato nei termini richiesti gli elenchi dei lavori da effettuare e quelli delle attrezzature da acquistare, così come organico aggiuntivo», fa sapere la commissione,«sono stati stanziati tantissimi soldi, era lecito aspettarsi regolarità e rispetto». Il dato di fatto è ben diverso. «Oggi a L’Aquila le scuole sono ancora chiuse», insiste “Oltre i Musp”, «la nostra città vola da un’emergenza all’altra, senza vederne conclusa una per affrontare meglio la successiva». Persiste lo stato di precarietà post sisma 2009. «Nella nostra città», rileva la commissione, «migliaia di studenti e studentesse frequentano ancora nei moduli ad uso scolastico provvisorio: una vergogna nazionale, perché i soldi ci sono e tanti: evidentemente le varie amministrazioni non li hanno saputi spendere, manifestando un’oggettiva incapacità a gestire la cosa pubblica». Non ci sono giustificazioni che tengano a detta di “Oltre i Musp”. «Ci sembra persino ovvio sottolineare che se oggi avessimo avuto scuole ricostruite, moderne e sicure al 100%, avremmo avuto più spazi a disposizione per fronteggiare il problema del sovraffollamento e dell’obbligo delle distanze, confidando, certo, nell’organico docente e Ata promesso», evidenzia, «quando finalmente riusciranno a finire i lavori richiesti per riaprire in sicurezza le scuole, studenti e studentesse potranno di nuovo esercitare il loro diritto allo studio, accanto a docenti che rispetteranno ed inviteranno a rispettare tutte le norme emanate per contenere la situazione a rischio». La commissione non abbassa la guardia. «Vigiliamo», conclude, «affinché siano tutelati i diritti di tutta la giovane generazione studentesca aquilana, dei loro insegnanti e delle loro famiglie».

