Avvocatessa aquilana difende il figlio di Riina

24 Novembre 2017

L’AQUILA. Un’avvocatessa aquilana, Fabiana Gubitoso, difende il figlio di Totò Riina, “il boss dei boss” di Cosa nostra, morto di recente in carcere a 87 anni. Salvatore Giuseppe Riina, che in...

L’AQUILA. Un’avvocatessa aquilana, Fabiana Gubitoso, difende il figlio di Totò Riina, “il boss dei boss” di Cosa nostra, morto di recente in carcere a 87 anni. Salvatore Giuseppe Riina, che in passato è stato in carcere a Sulmona durante la sua detenzione durata 7 anni, si trova attualmente in libertà vigilata a Padova dove lavora in una comunità che aiuta le persone in difficoltà, in regime di sorveglianza speciale, dopo aver finito di scontare la condanna per associazione mafiosa.
Gubitoso, che di recente ha assistito anche Leoluca Bagarella, un ergastolano membro di Cosa Nostra, difende il giovane Riina davanti al tribunale di sorveglianza veneto. Attualmente è sottoposto alla misura cautelare della libertà vigilata, ma nel corso dell’udienza il rappresentante dell’accusa ha chiesto l’aggravamento della misura. In particolare, chiede che il giovane siciliano debba stare per tre anni in una casa di lavoro.
Questo perché, sulla base di informazioni arrivate dai colleghi di Palermo, la Dda veneta avrebbe pizzicato il 40enne Riina in incontri con persone che non dovrebbe vedere e sarebbero tutt’altro che lontano dall’ambiente mafioso. Si parla di summit con pregiudicati, emissari di altri individui sospetti, personaggi ritenuti a rischio, di origine siciliana. In questo momento il quarantenne è nel mirino. Perché, secondo alcuni investigatori, con la morte del padre, Riina junior potrebbe diventare un punto di riferimento per i mafiosi. Il suo avvocato, per contro, ha ribadito che il suo assistito è estraneo a quelle contestazioni e ha insistito sulla conferma della libertà vigilata. Voci di corridoio farebbero pensare a un accoglimento delle tesi dell’accusa ma, al momento, non è stato notificato nulla. Gubitoso, che ha elogiato il funzionamento del tribunale veneto, ricorda che la condotta del suo assistito è stata «sempre corretta».(g.g.)
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