Avvocati in otto ore Prima prova tra ansia e telefonini schermati

Esame di Stato al via nella nuova sede sulla Mausonia Il racconto dei candidati: «Tanto stress». Oggi il penale
L’AQUILA. Sono in 350, divisi un due aule. Sta già facendo buio quando i primi candidati all’esame di Stato per avvocati escono dopo aver affrontato la prima prova. Diritto civile, da scegliere tra alcune tracce. L’esame di Stato, un passaggio fondamentale per il prosieguo della carriera, dopo l’università e un periodo di tirocinio in uno studio. «Ci vuole fare anche una foto? Ma non vede che siamo stravolti?». In effetti i candidati si erano seduti al loro posto che erano da poco passate le 8 di ieri mattina. Escono dalle aule del complesso Arcobaleno dopo più di otto ore. Sabrina Chiavaroli si aggiusta il cappello di lana per ripararsi dal vento che spazza la valle dell’Aterno. È laureata col massimo dei voti a Teramo «ma l’esame di Stato è un’altra cosa». Cita una massima della collega di studio “Il Diritto ci sovrasta e noi dobbiamo rimanere umili”. «È così, perché quello che dobbiamo trattare è un campo vastissimo». Le tracce non erano chiarissime, tra candidati si discute se «il rapporto contrattuale era chiuso oppure no». «Qualcuno dice sì, qualcuno no, tu che hai detto?». Nicol Garofalo dice no, «ma anche quelli che hanno detto sì avevano ragione». E poi è la stessa Sabrina a spiegare l’arcano. «Il quesito non presentava una traccia ben precisa, un binario su cui muoverci. Ma prospettava alcune possibilità diverse che ognuno poteva elaborare. Stavamo discutendo della tipologia di contratto su cui dovevamo elaborare la causa. Credo che la commissione volesse valutare le nostre capacità di argomentare in punto di diritto una tesi». «Per questo serve estrema umiltà, non puoi dare una tesi per scontata perché puoi trovarti di fronte qualcuno che sa argomentare meglio di te».
Savio Bonelli viene da Chieti, o meglio da Casalincontrada. «I quesiti non erano semplici, soprattutto non c’era una situazione perfettamente chiara da cui partire». Aiuto dai commissari? «Nessuno. E per nessuno». Veronica Venditti mostra soddisfazione. È il primo giorno, sono soddisfatta. Domani (oggi per chi legge, ndr) c’è il penale, poi un atto giudiziario. C’è tanta fatica, tanto stress». Viene da Balsorano, ha davanti un viaggio non breve. Anche Cristian Lanuti, da Roccamontepiano (Chieti), si appresta al viaggio di ritorno verso casa. È alle prese con un panino, lui è l’unico veterano della combriccola di studenti che si sono fermati davanti al cronista. Lui può dare un giudizio sulla nuova location del centro Arcobaleno, scelta quest’anno per gli esami al posto della Scuola della Finanza di Coppito, usata fino allo scorso anno. «Per me è meglio qui. A parte che sono più vicino a casa. Qui è più silenzioso, sembra un’aula di università. Si ragiona meglio. E poi per ripartire e andare verso Chieti non c’è traffico...».
Impossibile utilizzare i cellulari nel luogo della prova. Le forze dell’ordine all’ingresso lo avevano detto: «È inutile che cercate di inviare messaggi». E a fare le spese del disturbatore di frequenze per i cellulari è proprio il nome di un’altra candidata, cancellato dal sistema che impedisce ai candidati di avere aiuti esterni. Impossibile rintracciarla per sapere com’è andata.
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