«Aziende a rischio tracollo per le tasse da restituire»

Ance, Api e Confindustria accusano i politici: c’è immobilismo e il tempo passa Rainaldi: così è impossibile competere ad armi pari con le altre aziende
L’AQUILA. Aspettando Godot. Si potrebbe riassumere con l'espressione metaforica che richiama l'opera di Samuel Beckett l'annosa vicenda delle tasse sospese alle imprese del cratere aquilano nell'immediato post sisma, e che l'Ue chiede di restituire al Governo italiano in quanto "aiuto di Stato". Di proroga in proroga, sono passati tre anni da quando l'Europa ha chiesto al governo di attivarsi per riavere indietro da 350 imprese 80 milioni di euro. Un periodo di tempo nel quale si sono succeduti tavoli istituzionali, riunioni romane, lettere al presidente Mattarella, una grande manifestazione di protesta fra le vie del centro storico un anno fa (con la presenza di tutti i politici in corsa per le elezioni del 4 marzo) e due dossier consegnati alla vicepresidente della Commissione europea Federica Mogherini e al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Ora l'ansia torna a crescere: il 30 giugno scade la terza proroga per la restituzione delle somme, e pesa come un'enorme ombra sulla testa di centinaia di piccole e medie imprese, ma anche delle più grandi del polo farmaceutico. Le associazioni di categoria "si sfogano" in una conferenza stampa unitaria tenuta ieri nella sede degli Industriali a Pile dai tre rappresentanti provinciali di Confindustria, Api e Ance: Ezio Rainaldi (delegato alla ricostruzione), Massimiliano Mari Fiamma e Adolfo Cicchetti. Tutti insieme tuonano contro la «politica che potrebbe fare ma non agisce», mentre il tempo per risolvere una situazione che rischierebbe di mettere in ginocchio il già fragile tessuto economico del territorio è sempre più stretto: ci sono appena 15 giorni circa prima del voto per il rinnovo delle istituzioni europee, domenica 26 maggio.
PROROGA ED EUROPEE. Due i fronti su cui occorre intervenire: subito l'ennesima proroga, la quarta, per la restituzione delle somme, almeno sino a fine anno; e l'avvio di un percorso risolutivo concreto con l'Europa prima delle elezioni. «Il momento di agire è questo, ora o mai più», dicono i tre rappresentanti, uno a fianco dell'altro ieri per sottolineare la volontà di scuotere il mondo della politica locale e nazionale. Nazionale soprattutto, perché il più grande assente è il Governo, che «può fare molto, ma continua a limitarsi a spostare l'asticella della scadenza un po' più in là», dice Mari Fiamma, «l'esecutivo, invece, con un proprio atto potrebbe alzare la soglia del de minimis da 200mila a 500mila euro, riconoscendo, cioè, come al momento della sospensione delle tasse fosse vigente il temporary framework». Non solo: il Governo potrebbe anche interpretare la norma nel senso della franchigia. In poche parole, le imprese restituirebbero, così, soltanto le somme che eccedono la soglia. A riprova che la rappresentanza governativa latita c'è anche l'assenza in tutti i tavoli e i contesti dei parlamentari della Lega (Luigi D'Eramo in particolare) e quelli del M5S, come rimarca Mari Fiamma.
RISCHIO TRACOLLO. In questo quadro di permanente incertezza, in cui le imprese aquilane stanno come i due derelitti di 'Waiting for Godot', aspettando invano l’arrivo di un Godot, costantemente rimandato all’indomani, si aggrava il quadro economico. Da un lato la non chiarezza di come la questione dovrà essere affrontata costringe le imprese a non investire le somme ritenute «a rischio restituzione», come fa notare Rainaldi, bloccando la loro crescita; dall'altro il comparto edile già in crisi prima del terremoto torna a perdere, negli ultimi 2 anni, duemila lavoratori secondo i dati della Cassa edile riportati da Cicchetti. Un'assurdità, se si considera che L'Aquila dovrebbe essere il cantiere più grande d'Italia. «La capacità strategica delle nostre imprese è lesa, ci stiamo pericolosamente avvicinando alla situazione ante sisma (seimila lavoratori circa)», spiega Cicchetti. Le imprese del territorio, sottolinea Rainaldi, «hanno subito una fortissima concorrenza in questi anni, vorremmo poter giocare ad armi pari».
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