«Aziende, nominate subito un perito»

Ecco i tempi, le modalità e le indicazioni del presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti per limitare i danni
L’AQUILA. La data fatidica è il 23 maggio, quando partiranno le ingiunzioni di pagamento a firma del commissario, Maria Margherita Calabrò. I provvedimenti di recupero saranno immediati, in un'unica soluzione e maggiorati del 30% circa, per gli interessi di mora. Ma cosa devono fare le aziende per limitare i danni e tentare di pagare il meno possibile? A indicare la strada è il presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti, Ettore Perrotti, che ha lavorato con la Commissione territorio alla stesura di una griglia di danni, diretti e indiretti, causati dal sisma, che le imprese possono inserire nelle perizie tecniche. Voci che servono ad abbattere la cifra da restituire, sulla base di un elenco disciplinato dalle procedure europee. I commercialisti sono stati i soli a prendere in mano le redini del percorso tecnico. E a mettere giù, su richiesta delle associazioni di categoria, una base su cui costruire le perizie.
Ma è lo stesso Perrotti a dirsi preoccupato: «A conti fatti, molte aziende dovranno portare i libri in tribunale».
AIUTI DI STATO. Tutto nasce da qui: dall'interpretazione dell'Ue che ha identificato le agevolazioni ricevute dalle aziende aquilane dopo il sisma come aiuti di Stato che, come tali, violerebbero le norme sulla libera concorrenza. Il 14 agosto 2015 l'Unione Europea ha intimato al Governo di attivare le pratiche per il recupero delle somme. Tre anni di trattative politiche, fino alla nomina del commissario, braccio tecnico dell'operazione di recupero. «Nella procedura di infrazione avviata dall'Ue», spiega Perrotti, «gli aiuti di Stato percepiti vengono considerati tali, ad esclusione dei danni diretti e indiretti subiti dalle imprese a causa del terremoto».
SCADENZE SERRATE. Ma il tempo per preparare le perizie tecniche sui danni stringe. La pubblicazione del decreto di nomina è avvenuta il 9 marzo scorso. «Il 14 marzo il commissario ha avviato gli atti per la richiesta agli enti dell'elenco delle imprese: risposta che dovrà essere fornita, come prevede la normativa, entro 5 giorni», afferma Perrotti, «entro il 29 marzo il commissario invierà alle aziende interessate una Pec che certifica l'avvio del procedimenti di recupero. Le aziende avranno 30 giorni per presentare le osservazioni. Entro i successivi 25 giorni – e siamo al 23 maggio – partiranno le ingiunzioni di pagamento».
I RICORSI. «I tempi non collimano», fa notare Perrotti, «anche se le aziende avvieranno immediatamente i ricorsi al Tar contro la nomina del commissario e contro il provvedimento di recupero dell'Ue, rischiamo di non farcela. Il 23 maggio è dietro l'angolo e le imprese coinvolte saranno chiamate a pagare».
COSA INSERIRE. Nella griglia per la preparazione delle perizie tecniche, figura un lungo elenco di danni, che possono essere inseriti dalle aziende a parziale ristoro delle spese sostenute: danni materiali ai beni dell'impresa, danneggiamento dei locali, calo dei contratti, mancati redditi, maggiori costi per modalità di approvvigionamento delle materie prime, maggiori costi di produzione, maggiore costo del personale in termini di minore produttività, costi extra per alloggio e ospitalità personale, canoni di fitto passivo per indisponibilità della sede dell'impresa, costi extra per difficoltà di spostamenti, costi per rientro nelle strutture originarie al termine della sospensione dell'attività, allacciamenti ai servizi pubblici e traslochi.
SUBITO LE PERIZIE. «Consiglio alle aziende di affidarsi subito a un perito per il calcolo dei danni», conclude Perrotti, «e di far partire le azioni legali. Ai 76 milioni di euro calcolati si devono aggiungere i danni indiretti, compresa la perdita di posti di lavoro, e gli interessi di mora. Molte aziende saranno costrette a portare i libri contabili in tribunale».
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