Balconi crollati, prescrizione più vicina

8 Novembre 2018

Il giudice si ammala e l’udienza slitta al prossimo 21 gennaio, a un anno dal trasferimento degli atti per “attrazione”

L’AQUILA. Slitta l’udienza preliminare sullo scandalo dei balconi crollati al Progetto Case. Il procedimento penale, oggi più di prima, sembra destinato ad annegare tra i gorghi della prescrizione. A meno di una riforma che cambi le carte in tavola, al vaglio del governo, ma osteggiata dalla classe forense.
Sta di fatto che l’indisposizione del gup di Piacenza ha fatto slittare la complessa udienza al 21 gennaio 2019. E l’aspetto più beffardo è che, a quanto sembra, le notifiche ai 29 imputati fossero a posto, cosa rara quando si tratta di vicende giudiziarie con tante parti da avvisare secondo le procedure.
Non basta. Nessuno può escludere che una qualsiasi delle parti, in occasione della prossima udienza, decida di contestare l’attuale competenza, con ipotetico invio degli atti in Cassazione. Il fascicolo, ormai, è ben definito e non contempla il recente crollo dell’ennesimo balcone a Cese di Preturo, documentato dal Centro.
Si tratta di una vicenda poggiata su una presunta frode nelle pubbliche forniture per 18 milioni ai danni dello Stato. Tra gli imputati, anche due accusati nel processo all’ex commissione Grandi rischi, poi assolti in appello e Cassazione. Si tratta di Mauro Dolce, responsabile unico del procedimento, e Gian Michele Calvi, progettista e direttore dei lavori. Ai due, come a coloro che hanno presenziato ai lavori e al collaudo, si contesta la frode nelle pubbliche forniture: balconi montati male e con legno di scarsa qualità, fatti risalenti alla costruzione e, dunque, a quasi 10 anni fa. Imputati anche sei funzionari comunali per omesso controllo nella manutenzione. Nel mirino anche la Safwood di Piacenza, visto che è imputato Markus Alois Odermatt, presidente del cda della ditta fornitrice del materiale di dubbia idoneità, e alcuni dirigenti. Sono poi accusati di truffa i titolari delle imprese campane che fecero i lavori. A queste persone coinvolte si aggiungono i collaudatori. Nel corso dell’udienza davanti al gup dell’Aquila, oltre un anno fa, uno dei difensori evidenziò come il reato più importante ipotizzato in tutta la vicenda fosse una presunta bancarotta fraudolenta della Safwood, la ditta piacentina fornitrice del legname. A fronte di questa contestazione, gli atti furono inviati «per attrazione» al tribunale di Piacenza. I reati contestati, ovviamente non a tutti, sono frode nelle pubbliche forniture, truffa, falso e omissioni di varia natura.
Il consigliere comunale di opposizione, Lelio De Santis, ha chiesto al sindaco che l’ufficio legale dell’ente sia presente a tutte le udienze.
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