Balconi rotti, ministro rischia il processo

Tra i 21 imputati l’ex collaudatore Manfredi, oggi a capo del dicastero dell’Università. Prescritti truffa e frode, resta il crollo
L’AQUILA. Si deciderà il 15 aprile la sorte dell’inchiesta sullo scandalo dei balconi marci al Progetto Case con 29 imputati, tra i quali l’attuale ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, molti dei quali presenti ieri nell’udienza preliminare. L’inchiesta, poi allargatasi a dismisura, fu avviata dopo il crollo di un balcone al Progetto Case di Case di Preturo in via Volontè. La posizione del ministro è stata stralciata per l’ennesima notifica sbagliata.
LE ACCUSE. Ieri, comunque, ci sono state importanti novità. Infatti l’unico reato che resta in piedi è il crollo in cooperazione colposa (in relazione al disastro colposo) mentre sono state ritenute prescritte le imputazioni di falso, truffa e frode nelle forniture, oltre a presunte omissioni nei controlli da parte di tecnici comunali. Inoltre, è stato chiesto il non luogo a procedere per Mauro Dolce, responsabile unico del procedimento e Sergio Sabato, suo collaboratore. Il crollo colposo, secondo l’accusa, può essere stato determinato sotto più profili: errata progettazione, esecuzione inadeguata, mancati controlli, forniture di materiali scadenti. Ecco perché la richiesta di rinvio a giudizio (ribadita ieri salvo poche eccezioni) per fatti riconducibili al crollo, riguarda persone con ruoli diversi. Si tratta, perlopiù, di collaudatori, fornitori e tecnici: Dino Bonadies, Paolo Del Fanti, Stefano Vitalini, Gian Michele Calvi, Emilio Paolo Pinto, Edoardo Cosenza, Gaetano Manfredi, Paolo Zanon, Claudio Moroni, Francesco Tuccillo, Carlo De Angelis Mastrolilli, Davide Dragone, Wolf Chitis, Carmine Guarino.
Poi ci sono i tecnici comunali Mario Di Gregorio, Mario Corridore, Enrica De Paulis, Carlo Cafaggi, Marco Balassone, ai quali si aggiunge l’ex tecnico, e ora assessore comunale, Vittorio Fabrizi. A loro vengono contestati i mancati controlli che avrebbero causato la rovina dei manufatti.
IL MINISTRO. Al ministro, all’epoca collaudatore, si contesta il «non aver rilevato che il balcone caduto era stato realizzato in difformità dal progetto consentendo l’installazione di pannelli in vibrocemento intorno al balcone che non permettevano la traspirabilità della struttura lignea di talché il legno marciva a causa dell’umidità che favoriva fenomeni di marcescenza con crollo conseguente». Inoltre, non avrebbe rilevato la mancanza di una guaina idonea a proteggere il legno dall’umidità.
Restano sotto accusa in attesa che il giudice per l’udienza preliminare decida – le loro condotte sono comunque prescritte, ma, in astratto, potrebbero essere scagionati nel merito – Markus Alois Odermatt, presidente del Cda della ditta fornitrice dei materiali; Fabio Serena legale della stessa ditta; Roberto Gandolfi, direttore di produzione. Non luogo a procedere in vista per Emilia Aloise e Luca Pagani, componenti della commissione collaudatrice.
L’UDIENZA. Il 15 aprile, dunque, in due fasi diverse, si decideranno le sorti di Manfredi e degli altri nell’udienza davanti al gup Guendalina Buccella. Gli avvocati: Roberto Madama, Roberto Petrelli, Stefano Rossi, Gianluca Totani, Stefano Massacesi, Claudia Sista, Massimo Manieri, Lorenzo Cappa. Pm: Roberta D’Avolio. Indagini fatte dalla Forestale.
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