Balsorano, via le baracche del 1915

Il sindaco: «Vergogna durata un secolo». E parte un progetto di ricostruzione

BALSORANO. «Avevo un sogno: cancellare la vergogna delle baracche. Un sogno che sta per diventare realtà». Così esordisce in assemblea Francesca Siciliani, sindaco di Balsorano. Con la voce rotta dall’emozione, la Siciliani, da oltre 2 anni alla guida del centro rovetano, parla di «svolta epocale». Il progetto messo a punto dall’amministrazione prevede la totale eliminazione di tutte le baracche ancora esistenti (oltre 300) costruite dopo il terremoto del 13 gennaio 1915.

Candidandosi a primo cittadino, Francesca Siciliani aveva giurato a sè stessa che, se fosse stata eletta, avrebbe speso ogni energia per risolvere una volta per tutte il problema delle baraccopoli.
Costruite dopo il terribile sisma che sconvolse la Marsica, causando oltre 30mila morti, le baracche avrebbero dovuto assicurare un tetto ai senza casa in attesa di un alloggio più dignitoso. Che purtroppo non è mai arrivato. Così le baracche, da provvisorie, sono diventate permanenti. Casette di poche decine di metri quadrati in cui, dopo quasi un secolo (95 anni per la precisione) continuano ancora a vivere famiglie anche numerose. In quali condizioni è facilmente immaginabile.

Baraccopoli esistono un po’ in tutta la Marsica. L’ultimo censimento, eseguito negli anni Novanta dall’ex Istituto autonomo case popolari (Iacp, adesso Ater) ha accertato la presenza di oltre quattromila baracche. Nell’ultimo decennio alcuni Comuni hanno provveduto ad abbatterli. Il più alto numero di baracche ancora abitate (110), si trova a Balsorano. La cittadina rovetana è diventata così il simbolo dell’indifferenza di uno Stato che non ha saputo garantire ai suoi cittadini condizioni di vita degne di un paese civile.

Francesca Siciliani, ben consapevole di questo, fin dal suo insediamento si è impegnata con tutte le sue forze per «ridare dignità al suo paese».
«Quando dopo il terremoto dell’Aquila», ricorda il sindaco «si sono precipitate qui da tutta Italia e anche dall’estero giornalisti della carta stampata e delle tv per documentare la presenza delle baraccapoli, mi sono vergognata. Ma ciò mi ha reso ancora più determinata a cambiare il volto di questo cittadina».

Cosa fare? Francesca Siciliani sapeva che il Comune non avrebbe potuto mai disporre delle risorse necessarie per abbattere le baracche, di cui è proprietario, e realizzare al loro posto nuove case.
I fondi promessi dalla Regione, sia dall’ex giunta Del Turco, sia dall’attuale, sarebbero stati insufficienti. Il Comune, da parte sua, date le difficoltà finanziarie in cui si dibattono gli enti locali, avrebbe potuto fare ben poco. Ecco allora l’idea di coinvolgere i cittadini.
Le baracche sono state divise in tre fasce. La prima è quella dei residenti abituali. Si tratta per lo più di persone disagiate. Per esse ne risponderà il Comune, che cercherà di ottenere dallo Stato e dalla Regione i fondi necessari.

La seconda riguarda i residenti saltuari. Persone che vivono altrove e utilizzano la baracca, alla quale hanno apportato dei miglioramenti, per le vacanze. La terza, infine, è quella impiegata per attività commerciali. I residenti della seconda e della terza fascia dovranno contribuire finanziariamente all’opera di sbaraccamento e di ricostruzione.
Il progetto, redatto dall’architetto Piero Maroni, presente all’incontro, prevede una riorganizzazione degli spazi del centro urbano.

Al posto delle baracche, sorgeranno degli edifici, non più alti di tre piani, in cui andranno a vivere i residenti. Intorno agli edifici, immersi nel verde, saranno costruite piazze, strade, parcheggi.
«Si tratta», ha detto rivolta all’assemblea Francesca Siciliani, intervenuta ieri mattina insieme all’assessore all’urbanistica Gianni Tuzi «di una scelta epocale, che ha bisogno della vostra partecipazione. Abbiamo l’obbligo morale di lasciare ai nostri figli un paese degno di questo nome».

La risposta dei balsoranesi non poteva che essere positiva. Il primo passo, importantissimo, è stato fatto. Una volta che tutti i residenti delle baracche si saranno pronunciati, si passerà alla fase operativa. «Sappiate», ha concluso il sindaco di Balsorano «che sui di noi ci sono puntati gli occhi dell’intero Paese. Questa sfida dobbiamo vincerla. Ne va del nostro onore».

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