Bambino conteso, la mamma si difende
L’avvocato della donna: «Rispettate le regole delle visite, è il padre che si comporta male»
L’AQUILA. Presa di posizione della controparte in relazione alla controversia tra due genitori per un bimbo conteso.
«La donna ingiustamente accusata di non far vedere il figlio al padre, difesa dall’avvocato Carla Fiore», si legge in una nota, «rigetta decisamente tutte le accuse mosse»,
«Corre l’obbligo di precisare», si legge nel comunicato, «che l’uomo riteneva opportuno chiedere la separazione prima della venuta al mondo del bambino, in modo tale da non far nascere in capo alla moglie il diritto di abitazione in forza del suo ruolo di madre. Ciò ha fatto sì che il bimbo non abbia mai convissuto con il papà. Costui non si è mai saputo rapportare con il minore, pretendendo solo di poterselo portare con sé, senza minimamente curarsi delle reazioni del piccolo. Le visite avvengono nel rispetto e negli orari stabiliti dal tribunale».
«L’uomo, per sua espressa volontà», prosegue la nota, «si rifiuta di entrare in casa, volendo incontrare il bimbo al cancello d’ingresso, andandosene quando lo ritiene opportuno. In ordine alla scelta della scuola, è stato regolarmente avvertito, e all’uopo non ebbe nulla da eccepire, né tantomeno si è mai preoccupato dell’andamento scolastico del minore. I procedimenti in corso non sono ancora conclusi e, soprattutto, non hanno accertato alcuna responsabilità penale della donna, mentre, al contrario, l’uomo è stato condannato, con sentenza divenuta irrevocabile, per minaccia e altri reati commessi dal medesimo in danno dell’ex moglie, a ridosso della separazione. Oltretutto costei, a seguito del contegno processuale del marito, è costretta a vivere in casa dei propri genitori. Si stigmatizza, quindi, il comportamento tenuto da costui e l’ennesimo attacco sferrato questa volta a mezzo degli organi di stampa che hanno un unico intento denigratorio. Egli non si cura del bambino, dimentica il suo compleanno, non gli fa mai regali, neanche nelle feste di Natale e poi invoca il suo ruolo di padre».
Fin qui le tesi della controparte su questo spinoso caso. Ora spetterà ai giudici, sia penale che civile, fare luce e porre fine a una controversia trovando la soluzione migliore per il bene del bambino.
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