Bancarotta, in tre vanno sotto processo

3 Dicembre 2017

Il pm: «Irregolarità contabili dopo il crac per 300mila euro della Geas». Un altro imputato ha patteggiato due anni

L’AQUILA. Va avanti il caso riguardante la bancarotta fraudolenta a fronte dell’ennesimo fallimento di una ditta aquilana impegnata nella ricostruzione, per circa 300mila euro.
Martedì scorso, infatti, si è svolta l’udienza preliminare davanti al gup che ha preso le prime decisioni. La Procura della Repubblica aveva chiesto il processo a carico dei quattro imprenditori in relazione al fallimento della loro ditta, la Geas appalti srl. Nel mirino, con accuse ancora tutte da dimostrare, sono finiti Giuseppe e Giampiero Barattelli, Antonietta Micantonio, Enrico Capannolo, tutti residenti tra Pizzoli e Arischia. Capannolo ha scelto di patteggiare due anni di carcere ed è uscito dal fascicolo con i doppi benefìci di legge. Gli altri, invece, hanno deciso di affrontare il processo, poi disposto dal gup. Gli accusati, in concorso tra loro, sono sospettati di bancarotta fraudolenta. Avrebbero distratto, secondo le tesi del pm, o dissipato dei beni che, per legge, spettano ai creditori dell’azienda. In qualche modo sarebbero spariti oltre 300mila euro. Inoltre, sarebbero stati ceduti dei beni mobili per i quali non ci sarebbe stata una contropartita. Come avviene sempre in reati di questa natura, non sarebbero state tenute in maniera corretta le scritture contabili previste dalla legge. Inoltre, sono contestate delle operazioni finanziarie, una anche abbastanza cospicua, che sarebbero servite solo ad aggravare la situazione contabile, poi divenuta irrimediabile. Contestata anche la redazione di un bilancio nel quale non sarebbero state iscritte delle perdite. Il tutto a fronte del reato anche di bancarotta semplice. Si tratta di fatti che si sono protratti fino al 2016 quando c’è stata la dichiarazione di fallimento. La richiesta di processo è stata avanzata dal sostituto procuratore Fabio Picuti.
Gli accusati sono difesi dagli avvocati Paolo Baiocchetti e Ubaldo Lopardi.
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