Bar, pub e ristoranti: chiuse 148 attività nell’anno più difficile

Studio di Fipe Confcommercio, numeri negativi in provincia Il presidente Stratta: «Penalizzati più delle altre categorie»
L’AQUILA . La pandemia ha mietuto vittime anche tra le attività commerciali, in particolare quelle della ristorazione. A cristallizzare in dati certi la tendenza desumibile dalla stretta delle chiusure che ha colpito il settore della somministrazione di cibi e bevande è lo studio della Fipe Confcommercio. In provincia dell’Aquila, nel 2020, il numero degli esercizi pubblici chiusi è stato il doppio rispetto a quelli avviati. I numeri dicono che, a fronte di 72 iscrizioni sono state registrate 148 cessazioni, con un saldo negativo di 76 attività scomparse dalla scena produttiva che ha invertito un andamento storicamente orientato alla crescita o quanto meno alla stabilità. Effetto dell’emergenza sanitaria, ma anche di misure penalizzanti secondo l’associazione di categoria che ha elaborato l’analisi sul territorio. «Questo è il risultato di scelte sbagliate», sottolinea Daniele Stratta, presidente provinciale di Fipe Confcommercio, «per le quali siamo stati agnelli sacrificali». Ristoranti, bar, pizzerie e pub, insomma, sarebbero state le categorie maggiormente colpite dalle limitazioni imposte dalla crisi pandemica.
«Siamo stati considerati untori», insiste Stratta, «penalizzati più di ogni altro settore, senza il supporto di effettivi dati scientifici». Nel raffronto con le altre province, L’Aquila almeno non ha subìto contraccolpi peggiori delle altre. Il saldo negativo è simile a quello di Teramo (-74 attività) e più basso rispetto a Pescara (-82) e a Chieti (-94). Il carico maggiore, tra le diverse articolazione del settore esercizi pubblici, è stato sopportato da ristoranti e bar che nell’Aquilano hanno fatto segnare una decrescita di 76 aziende. Lo studio, tra l’altro, fa riferimento al periodo tra la prima e la seconda ondata della pandemia, per cui in riferimento al 2021 potrebbe essere solo la punta dell’iceberg della mortalità delle attività di somministrazione. «È molto probabile che i risultati di quest’anno saranno ancora peggiori», conclude il presidente provinciale di Fipe Confcommercio, «anche se con una grande estate qualcosa si potrebbe anche recuperare alla fine del 2021».
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