Barattelli: tuteliamo le imprese locali nella ricostruzione

28 Ottobre 2016

«Diciamo basta a quei quattro-cinque colossi dell’edilizia che hanno preso lavori per 300 milioni e ora sono falliti»

L’AQUILA. «Diamo una mano alle imprese edili della nostra provincia. Facciamole lavorare alla ricostruzione, prendiamole in considerazione nella scelta delle ditte. Questo territorio ne ha davvero bisogno». Ettore Barattelli, nuovo presidente dell’Ance della provincia dell’Aquila, scopre subito le carte. Il suo sarà un mandato all’insegna del sostegno pieno e incondizionato all’imprenditoria locale. A quella miriade di piccole e medie aziende, a conduzione familiare, che operano nell’edilizia, ma faticano a far quadrare i conti a fine mese. Nonostante siamo nel più grande cantiere d’Europa.

Presidente, nella gestione dei cantieri ci sono delle lacune che vanno colmate. Ha già dei provvedimenti in agenda?

«Una delle prime iniziative sarà la proposta di far certificare l’accessibilità agli appalti pubblici, da parte delle imprese, le cosiddette Soa, direttamente dai tecnici incaricati del progetto, che poi sono anche i direttori dei lavori. Le Soa si dividono in categorie, per importi e specializzazioni. L’Ance ha raccolto decine di segnalazioni di aziende a cui vengono richieste certificazioni di gran lunga superiori rispetto all’importo dei lavori. Un fenomeno che si registra soprattutto nei piccoli comuni e mette fuori gioco una fetta importante di piccole imprese. Vengono avanzate richieste che rappresentano una sorta di sbarramento per le ditte locali di media dimensione. La categoria e il livello previsti devono corrispondere al reale importo dei lavori da assegnare».

In che misura il settore dell’edilizia, in provincia dell’Aquila, sta beneficiando della ricostruzione post-sisma?

«L’edilizia soffre ancora, in tutti i comparti, Dall’immobiliare alle ristrutturazioni fino alle opere pubbliche. I dati forniti dalla Cassa edile dell’Aquila denotano il contrario, con quasi 10mila operai iscritti, il doppio rispetto al periodo precedente al terremoto. Si tratta delle maestranze legate alle aziende che arrivano da fuori e vengono a lavorare nel cratere. Le imprese locali sono in grande sofferenza, soprattutto a Sulmona e Avezzano, ma L’Aquila non è esente dal fenomeno. È da qui che dobbiamo iniziare».

Il suo è un appello a tenere in maggior considerazione le ditte locali?

«Occorrono una presa di coscienza e una maggiore sensibilità. Comprare aquilano, vivere aquilano, spendere e investire sul territorio. Diamo una mano alle imprese della nostra provincia, prendiamole in considerazione nell’assegnazione dei lavori. Parliamo di aziende storiche, di qualità e tradizioni consolidate di padre in figlio, con i titolari che vivono fisicamente il cantiere, dalla mattina alla sera. Quale migliore garanzia può esserci per i committenti? Apriamo una riflessione sul futuro del territorio e sulla ricostruzione, che deve rappresentare un’opportunità per le nostre aziende».

In una prima fase hanno fatto man bassa di lavori grandi gruppi arrivati da fuori. Molti hanno lasciato solo debiti. Come si può rimediare?

«Da un conto approssimativo, quattro-cinque colossi dell’edilizia, che hanno preso appalti importanti all’Aquila subito dopo il sisma, hanno drenato, da soli, qualcosa come 300 milioni di euro di lavori privati, finanziati con soldi pubblici. Aziende che oggi sono in concordato con conseguenze economiche pesantissime per i fornitori, i subappaltatori e gli artigiani, che non hanno visto un euro di quanto dovuto».

In questo quadro, quale sarà il ruolo dell’Ance?

«L’associazione costruttori è innanzitutto un sindacato di categoria, al cui interno va aperta una discussione sul ruolo delle nostre imprese. La Cassa edile dell’Aquila gestisce 90 milioni di euro di massa salari l’anno: abbiamo una grande centralità economica, che si deve tradurre in benefìci per il tessuto locale. Sarà uno dei primi temi all’ordine del giorno del nuovo consiglio in programma il 3 novembre per la nomina della giunta, del vice presidente e per l’assegnazione delle deleghe».

Nel suo programma di governo ci sarà spazio per i giovani?

«Abbiamo tante idee: io sono “figlio” proprio di questa apertura nei confronti delle giovani generazioni. In consiglio abbiamo due ragazzi, Fabrizio Rossi e Giordano Equizi, oltre a Pierluigi Frezza, presidente giovani Ance. Il passaggio generazionale è fondamentale come la partecipazione alla vita associativa. Avvieremo corsi specifici rivolti agli imprenditori e ai loro figli, implementeremo l’attività formativa dei quadri e dei dirigenti dell’associazione, perché la normativa evolve rapidamente. In programma ci sono anche viaggi studio all’estero».

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