Barisciano, antico ponte a rischio crollo

23 Luglio 2015

Roberto Marinucci: agire subito per evitare la cancellazione di un “testimone” dell’età romana

BARISCIANO. Al bivio per Barisciano, a pochi metri dall’Hotel Monteselva, è ancora in piedi un ponte risalente al 47 d.C. su cui passava la Via Claudia Nova, che congiungeva le strade consolari Valeria e Salaria, toccando i principali insediamenti di epoca romana della zona aquilana, ivi compresi Aveia, Peltuinum ed Aufinum. L’autenticità del ponte è attestata, fra gli altri esperti, dall’archeologo Adriano La Regina, uno dei più valenti cultori della nostra epoca in materia di antichità romane. Basta una semplice immagine di Google Map, per poter agevolmente riconoscere la presenza del ponte e quella del tracciato dell’antica strada, perfettamente visibile per un tratto di almeno cento metri, pur sommerso dalla incolta vegetazione.

Il tratto della strada romana ed il ponte interessano le particelle 3, 4, 8 e 9 del Catasto Terreni di Barisciano ed appartengono ad Enti, come l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero e la Gran Sasso Acqua, che ha una servitù su due delle particelle, e privati.

Perfetto nel suo arco a tutto sesto, il ponte romano di Barisciano si erge ancora, dopo duemila anni, nella sua maestosità, perfettamente visibile per chi transita sulla S.S. 17, ma è ormai posto a rischio crollo dalle intemperie e dalla vegetazione circostante, fra cui un grosso mandorlo posto sulla parte posteriore del manufatto (particella catastale n. 4 del C.T.), che con le sue radici sta da anni minando la stabilità di esso. In più punti dell’arcata ci sono stati cedimenti di componenti lapidei, che minacciano ormai in maniera piuttosto seria la stabilità del ponte, facendo presagire un crollo dell’intera opera, che potrebbe registrarsi anche in tempi ravvicinati, qualora non si provvedesse con tutta urgenza almeno a stabilizzare l’arcata ed impedire il cedimento di altre pietre. Come accaduto per l’antica Chiesa di Santa Maria, nella città romana di Furfo, a poche centinaia di metri dal Ponte - le pregiate pietre, tutte provenienti dall’antichissimo tempio di Giove, della facciata della Chiesa, crollata in occasione del Terremoto del 6 aprile 2009, sono sparite, nel disinteresse generale. E’ urgente agire, in tempi strettissimi, perché sarebbe davvero gravissima la responsabilità di chi, potendo ancora evitarlo, si limitasse ad assistere inattivo al crollo di uno dei pochissimi ponti romani ancora in piedi nell’intera Regione Abruzzo.

Roberto Marinucci

socio deputazione storia Patria