Barista annegato nel Fucino, indagati 3 dirigenti della Provincia dell'Aquila

30 Luglio 2014

L’auto di Asci finì in un canale dopo lo schianto. Ecco le accuse della Procura: «Barriere inesistenti o male apposte, niente lavori malgrado l’eco sulla stampa»

AVEZZANO. Si sapeva che le auto potevano finire nel canale del Fucino, vista l’eco data dalla stampa ai continui incidenti. Ma ci sono state omissioni in materia di sicurezza pubblica. E situazioni di pericolo non segnalate. Inoltre, le barriere di protezione erano inesistenti in alcune zone e male apposte in altre. Sono le accuse contenute nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari sulla morte del barista di Venere di Pescina, Peppe Asci, avvenuta il 17 gennaio 2013 all’incrocio di Borgo Ottomila, fra Strada 1 e Strada 36 del Fucino.

Quattro gli indagati. Oltre al conducente dell’altra auto coinvolta, Paolo Agabitini, di Lanciano, il pm Vincenzo Barbieri ha ipotizzato reati anche nei confronti di tre dirigenti della Provincia dell’Aquila. Si tratta di Francesco Fucetola e Giuseppe Di Bernardini, dell’Aquila, e di Giacomo Continenza, di Avezzano. Tutti e quattro gli indagati sono accusati di omicidio colposo. I tre dirigenti devono rispondere anche dell’accusa di omissione in atti d’ufficio in concorso. L’auto sulla quale viaggiava Asci, dipendente del bar Conca d’Oro di Avezzano, finì nel canale dopo l’impatto con una Lexus Xenon. Il 37enne morì annegato, l’amico che viaggiava al suo fianco riuscì a mettersi in salvo. La tragedia – un mese prima ci fu anche la morte di un altro giovane, Alessandro Giancarli, anch’egli morto annegato in un canale del Fucino – sollevò una serie di polemiche.

Il Centro raccolse oltre 15mila e 500 firme per chiedere interventi. Nel frattempo l’inchiesta della Procura era già scattata. Come accertato dalla magistratura, solo dopo l’incidente mortale le lacune all’incrocio di Borgo Ottomila vennero colmate, con l’installazione di un semaforo mobile. Secondo la Procura «la barriera del ponte risultava male apposta e non estesa fino a proteggere le aree limitrofe rientranti nello spazio di rischio di caduta nel canale. Fattore di rischio riscontrabile oggettivamente dai molteplici incidenti stradali, ampiamente riportati nelle cronache e dalle televisioni locali». Sempre secondo le accuse «c’era l’obbligo di proporre interventi per garantire la sicurezza stradale da parte della Provincia». C’è anche una relazione della Procura sugli incidenti allo stesso incrocio: dieci dal 13 aprile 2011 al 25 luglio 2012, per un totale di un morto e 19 feriti. La famiglia Asci è assistita dagli avvocati Callisto e Berardino Terra.

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