Barista vittima di usura, arrestato 61enne

22 Maggio 2018

Di Rocco era accusato insieme ai suoi complici di avere rovinato il commerciante: deve scontare tre anni di domiciliari

SULMONA. Aveva praticato tassi usurari ai danni di un barista di Sulmona e ora, a distanza di oltre dieci anni, dovrà scontare tre anni agli arresti domiciliari. È passata in giudicato la sentenza che ha visto come imputato Antonio Di Rocco, 61 anni. Il sulmonese stava passeggiando in città quando gli agenti del commissariato di Sulmona lo hanno fermato per notificargli il provvedimento della conferma della pena in tutti i gradi di giudizio. I fatti risalgono al periodo che va dal 2000 al 2008, quando l’esercente era stato costretto a pagare somme con interessi elevatissimi per dei prestiti ricevuti. Poche migliaia di euro che nel giro di qualche mese sarebbero diventati decine di migliaia. Debito che il malcapitato barista non riusciva a restituire proprio per gli interessi che gli venivano praticati dagli strozzini. Mesi terribili in cui veniva chiamato al telefono dai “cravattari”, dei quali Di Rocco era il referente, che gli chiedevano continuamente la restituzione dei soldi. Il barista con gli incassi ridotti all’osso era riuscito a pagare solo una parte degli interessi con il risultato che dopo poco tempo il totale dei soldi da restituire era aumentato a dismisura. Fino a quando aveva finito per rivolgersi alla squadra anticrimine del commissariato che aveva avviato le indagini arrivando ad incastrare quattro persone, tra le quali Di Rocco. Nel frattempo la situazione economica del barista era diventata ancora più grave tanto che dei creditori che vantavano il saldo di alcune fatture o la restituzione di prestiti, si erano rivolti al tribunale. Cosa che aveva provocato la messa all’asta della sua casa e il successivo intervento, in suo aiuto, dei rappresentanti abruzzesi del 5 Stelle. In particolare l’ex senatrice aquilana Enza Blundo era riuscita prima a bloccare la procedura per la vendita della casa e poi a fissare il suo ufficio politico nell’abitazione finita all’asta. Un’iniziativa costata all’ex senatrice la denuncia di uno dei creditori. «Il fine è stato quello di tutelare un padre di famiglia, vittima di usura, che aveva già il diritto di essere risarcito dallo Stato e non trovo giusto che i ritardi burocratici penalizzino i suoi cari, costringendoli a uscire di casa», aveva commentato la Blundo. (c.l.)
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