«Basta promesse sul tribunale»

Il presidente degli avvocati: 2017 anno decisivo, aspettiamo proposte da Sulmona
AVEZZANO. Il 2017 sarà l’ultimo anno con il tribunale ad Avezzano? È la domanda che si pone una città intera e che agita il sonno dei dipendenti del Palazzo di giustizia e degli oltre 900 avvocati e 300 praticanti. Ed è la domanda rivolta al presidente dell’Ordine degli avvocati, Franco Colucci, da sempre in prima linea in difesa della territorialità della giustizia.
«Andiamoci calmi con questa storia dell’ultimo anno, la chiusura è prevista nel settembre 2018, anche se teoricamente la letterina romana potrebbe arrivare anche domattina».
Ma è vero che gli impiegati sono già in carico al tribunale dell’Aquila, come risulterebbe anche dalle buste paga?
«Non mi risulta. Prima faremo una verifica e poi ne riparleremo. Chiederemo spiegazioni».
Quali strategie avete in mente per evitare la soppressione?
«Movimenti in ogni dove, non lasceremo nulla di intentato e percorreremo qualsiasi strada possibile, a cominciare da quella politica. In qualche modo possiamo ritenerci fortunati perché senza ribaltoni al governo sono rimasti al fianco dei tribunali abruzzesi importanti personaggi come Legnini o la Chiavaroli».
E se non dovesse funzionare la strada del dialogo?
«Continueremo la mobilitazione, saremo i primi a farla. E andremo a Roma, perché non basta muoversi solo su Avezzano. È a Roma che dobbiamo bussare e chiedere giustizia. La mobilitazione ad Avezzano è scontata, qui continueremo a sensibilizzare la cittadinanza e tutte le categorie professionali. Il palazzo di giustizia in via Corradini è anche un motore socio-economico e per questo dobbiamo necessariamente fare in modo che tutto abbia la giusta risonanza all’esterno».
Negli ultimi giorni ci sono state polemiche in Regione, in particolare tra i 5 Stelle e il consigliere Berardinetti. Alla fine si è convenuto di istituire una commissione che esaminerà la vicenda tribunali. Che ne pensa?
«Per quanto riguarda lo scontro politico, non so come si sono svolti i fatti e non posso rispondere. Sulla commissione, invece, dico che deve essere composta da tecnici esterni ed indipendenti che possano valutare con distacco la vicenda dei tribunali soppressi. Ma senza voler essere campanilisti, sostengo con forza che quello di Avezzano va salvato perché ha numeri e requisiti adeguati alla sopravvivenza».
E la proposta di salvare in Abruzzo 2 tribunali su 4?
«Potrebbe rappresentare una giusta sintesi, ma questa sintesi deve essere politica. La commissione regionale può studiare i requisiti di obiettività. Accetteremo questa eventualità. Per quanto ci riguarda, abbiamo sollecitato una proposta da Sulmona. Sono anni che proviamo a interpellare Sulmona ma abbiamo sempre trovato una chiusura completa su questo argomento. Comunque, se Sulmona accetta di correre con noi è bene sennò lo faremo da soli. Siamo pronti a discutere dell’eventualità del tribunale unico Sulmona-Avezzano con una diversa localizzazione degli uffici. Cercheremo di non ripetere gli errori fatti con le nuove Province».
E qual è il messaggio per i politici locali?
«Dico di non distruggere la giustizia di prossimità. La soppressione della struttura giudiziaria di Avezzano sarebbe un’assurdità: i nostri numeri sono importanti a livello regionale, con un bacino di utenza tra i più grandi e con una enorme produttività».
Quali sono le sue maggiori paure?
«I pericoli sono tanti. Non possiamo accontentarci solo di promesse o parole. Non dobbiamo perdere tempo e aspettare l’ultimo momento, al di là di eventuali proroghe che possono anche andare bene. Prima risolviamo la questione e meglio sarà».
Dunque il 2017 sarà il decisivo anno delle scelte?
«Senza dubbio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

