«BATTAGLIA EGOISTICA E MIOPE»
Mi sono occupato per anni, qualcuno direbbe i migliori, di università italiana. Insieme alle più belle persone che abbia mai incontrato in vita mia mi sono impegnato nelle piazze e in diversi organi...
Mi sono occupato per anni, qualcuno direbbe i migliori, di università italiana. Insieme alle più belle persone che abbia mai incontrato in vita mia mi sono impegnato nelle piazze e in diversi organi di Governo universitario per provare a raddrizzare la deriva di un sistema. L'ho fatto con l'audacia dei vent'anni ma sempre con la responsabilità che portava la rappresentanza, da L'Onda studentesca oceanica del 2008, alla mobilitazione di (quasi) tutta la comunità accademica del 2010: uniti tra generazioni vicine, tra condizioni vicine, tra cittadini che avevano a cuore il mondo dell'istruzione. Abbiamo fatto paura a tutti, messo sotto scacco un governo ammaccato, portato sui nostri tetti la politica decidendo percorsi di mobilitazione reciproci, obiettivi, reinventando metodi di lotta fermi agli anni 70 e rilanciati attraverso le nuove tecnologie. Senza un soldo e uno sponsor, e con la complessità delle mille nostre differenze.
Ora circa 5.500 docenti banalmente fanno saltare un appello. In autunno. Da battaglie da giganti oggi si son ridotti a concentrarsi solo sul proprio dito, mentre i soliti noti ci hanno portato via la luna.
Al netto delle rivendicazioni giuste, al netto della più o meno diffusa buona fede e delle responsabilità, lo strumento di lotta scelto è troppo comodo (per loro) quanto sbagliato per veicolare un qualsiasi messaggio. Una battaglia che rispetto a quelle di qualche anno fa risulta essere solo egoista e politicamente miope.
In questo Paese dobbiamo smetterla di pensare che tutti i problemi di un settore si possano risolvere semplicemente mettendoci più soldi pubblici o aumentando stipendi e personale, contestando gli svantaggi di un meccanismo senza però metterne in discussione i privilegi. Un docente mi ha confidato che ha firmato e aderito allo sciopero, ma poi nella pratica non farà saltare l'appello agli studenti, perché gli dispiace. Chapeau. Oppure, l'ennesimo esempio dell'inutilità di questa protesta. (E solidarietà a tutti gli studenti che essendo in fondo alla scala gerarchica universitaria pagano ancora per tutti e più di tutti).
*(ex rappresentante studenti)

