“Bella ciao” in consiglio comunale Il presidente: «Sgomberate l’aula»

Un gruppo di cittadini (tra i quali alcuni docenti) fa partire il canto all’inizio della seduta (poi sospesa) Tinari ordina ai vigili urbani di allontanare il pubblico. E l’Anpi rimuove gli striscioni di Casapound
L’AQUILA. “Bella ciao” risuona in consiglio comunale. Seduta sospesa. E non certo con l’intento di ascoltarla fino all’ultima strofa. Bagarre da destra. Con immediata richiesta di “risarcimento” (Rocci chiede, e ottiene, un minuto di silenzio per le vittime delle foibe). Dai banchi del pubblico, il canto comincia quasi sussurrato e poi, complici i toni baritonali del consigliere Giustino Masciocco – il quale si frappone fisicamente tra i vigili urbani e i cittadini, impedendo, di fatto, l’esecuzione dello sgombero dell’aula, gridato al microfono più volte, invano, dal presidente del consiglio comunale – termina in crescendo e con un applauso. Al fianco dei manifestanti anche i consiglieri Angelo Mancini e Carla Cimoroni. Assente (prenderà posto nell’assemblea a esecuzione abbondantemente finita, prima di affidare alla rete un messaggio distensivo per i suoi concittadini: «Jete a laorà») il consigliere che ha lanciato per primo il sasso, Daniele D’Angelo, autore dell’atto di censura alla docente della media Patini che ha fatto studiare il testo in classe nell’ora di musica. Apriti cielo. Da lì l’escalation: lo striscione di Casapound («Partigiani titini infami e assassini»), attaccato proprio sotto il naso degli ignari scolaretti; la telefonata del preside Marcello Masci ai carabinieri («È un’intimidazione: incredibile che chi è preposto alla sicurezza non dica una parola»); la solidarietà compatta della scuola; lo striscione oscurato; la rivendicazione di Casapound («Messaggio politico, nessuna intimidazione: sapete dove trovarci»). Fino al sit-in post-sanremese di ieri a Villa Gioia, col concertino fuori programma, le polemiche, e la rimozione di uno striscione contro l’Anpi affisso dal solito “balcone” di via Roma. MUSICA MAESTRO. E dire che, con la musica, la maggioranza di centrodestra ha una certa dimestichezza. Del resto, appena insediata la giunta Biondi, fu approvato un ordine del giorno – a firma dei consiglieri Roberto Santangelo e Luca Rocci (L’Aquila Futura)– volto a introdurre l’esecuzione dell’inno nazionale prima dell’inizio delle sedute. Inutile dire che quell’ordine del giorno è rimasto lettera morta, in attesa di modificare il regolamento, e di definire nel dettaglio modalità (tutto, una parte, suonato dal vivo oppure col disco, solo archi oppure orchestra al completo e, in tal caso, con quale arrangiamento, e via di seguito) e tempi di esecuzione del Canto degli italiani. Nell’attesa, ieri mattina, a colmare il vuoto, la parte musicale l’hanno interpretata i cittadini. Solo che il disco non è piaciuto a tutti, a partire dal presidente dell’assemblea, che ne ha cantate quattro agli esecutori.
IL CONTROCANTO. «Vi diffido a tenere un comportamento corretto», ha scandito al microfono l’avvocato Roberto Tinari. E ancora: «Ordino agli ufficiali di allontanare tutti dall’aula». E poco dopo: «Ordino a tutti di uscire dall’aula». Fino alla sofferta decisione: «Sospendo il consiglio comunale». La seduta è poi ripresa poco dopo, tra gli sguardi impassibili dai banchi della destra – compresi quelli della giunta (in aula anche il sindaco Pierluigi Biondi) e i sorrisi compiaciuti dei dirimpettai. Non senza l’ulteriore esortazione del presidente: «Allontanare il pubblico fino alla fine della seduta». I manifestanti, fuori dall’aula, hanno esposto le immagini dei Nove martiri, vittime della strage nazifascista del 23 settembre 1943. Le immagini di Streaming world tv immortalano in prima fila tra i cittadini anche alcuni personaggi pubblici quali il sindacalista Cgil Umberto Trasatti e il dirigente scolastico Antonio Lattanzi.
«SCENEGGIATA». Non è questa la ricetta giusta per la città. Lo sostiene Michele Malafoglia (Fratelli d’Italia). «A Villa Gioia la città ha assistito a una sceneggiata di cui nessuno sentiva il bisogno. Inneggiare alla libertà e interrompere i lavori di un consiglio comunale composto da rappresentanti eletti dal popolo è stato il modo più intelligente e brillante che un gruppetto sparuto di cittadini ha individuato per avere un quarto d’ora di celebrità. Questa è l’idea di democrazia che hanno a sinistra».
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