Bertolaso: "Roma terremotata". Gli aquilani: "Non ti vergogni?"

I comitati e le associazioni locali scrivono agli romani per raccontare «i danni, le speculazioni e le ingiustizie di Bertolaso», mentre l'ex capo della Protezione civile definisce Roma come una città terremotata
L'AQUILA. Roma città bombardata, di più, terremotata come L'Aquila. Un parallelo che serve a Guido Bertolaso per accreditarsi come l'uomo giusto al posto giusto, uno che sa come ricostruire un uomo del fare contro le promesse mancate dei politici. Ma il paragone non piace agli aquilani, o perlomeno non va giù ad alcuni comitati e associazioni locali come il Comitato 3e32/Casematte, Appello per L'Aquila, Link studenti Indipendenti, Unione degli Studenti e Legambiente. Ed ecco che, a poco più di 40 giorni dal settimo anniversario del sisma che ha devastato L'Aquila, decidono di scrivere una lettera aperta ai romani per raccontare «tutti i danni, le speculazioni e le ingiustizie che ha causato Guido Bertolaso sul territorio».
L'Aquila, dunque, con la candidatura di Bertolaso al Campidoglio entra nella campagna elettorale romana. L'ex capo della protezione civile lancia il paragone dagli studi di Repubblica Tv.
Ma la premessa, "senza offesa", non basta a tenere buoni gli abitanti de L'Aquila, che Bertolaso chiama "concittadini". «Bertolaso ma non ti vergogni neanche un po'?», chiedono i comitati nella lettera inviata ai romani. Nella missiva si parla, per capitoli, di «menzogne, repressione, speculazione e ipocrisia». Tra le prime trova collocazione l'organizzazione all'Aquila, il 30 marzo 2009, della Commissione Grandi Rischi, per «effetto della quale molte persone sono rimaste serene nelle proprie case la notte del terremoto», poi «la grottesca idea del G8» e «la favola "dalle tende alle case"».
«Fin da subito dopo il terremoto - si prosegue - Bertolaso, commissario per l'emergenza, ha utilizzato i suoi poteri per ostacolare in tutti i modi la partecipazione e l'autorganizzazione della popolazione, vietando assemblee e volantinaggi nelle tendopoli, trasferendo metà della popolazione in altre regioni, e reprimendo ogni tipo di protesta, grazie alla complicità del prefetto e vice commissario Franco Gabrielli». «Con le palazzine del Progetto Case e le sue 19 "new town" - scrivono comitati e associazioni - Bertolaso ha contribuito alla devastazione del territorio aquilano, occupando 460 ettari fuori città e favorendo, grazie alla deroga sugli appalti dovuta all'emergenza, le imprese che hanno costruito tali alloggi ad un costo intorno ai 3mila euro a metro quadrato. Dopo cinque anni in alcuni di questi sono crollati i balconi e senza che ci fosse bisogno di un terremoto».
Una lettera a cui Bertolaso risponde in una dichiarazione rilasciata al Tg1: «Non solo non mi vergogno ma sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto all’Aquila. Tutto il sistema di Protezione Civile, i vigili del fuoco, le forze armate, le forze dell’ordine, il volontariato hanno svolto un lavoro esemplare, un gioco di squadra magnifico. Quelle che sono poi le calunnie scritte da pochi rappresentanti della società aquilana lasciano il tempo che trovano», ha concluso.
E ora si attende l'uteriore risposta.

