Bianchi: fui io il primo a sapere dell’incidente

24 Gennaio 2018

II dirigente responsabile del 118: a distanza di 12 mesi le emozioni sono fortissime In tutti noi si rinnovano lo sconcerto e l'amarezza per la scomparsa dei colleghi

L'AQUILA. Un anno dopo. Il ricordo è intenso, per nulla affievolito. Il dolore lacerante, tanto da far incrinare la voce, nel turbinio delle immagini che affollano la mente. Gino Bianchi, dirigente responsabile del 118 dell'Aquila, è stato il primo a ricevere la notizia dello schianto dell'elisoccorso a Campo Felice. Il primo a farsi carico di quel pesante fardello emotivo da trasmettere ad amici e colleghi. L'allarme è scattato alle 11.30. In rapida successione, il tentativo di un contatto radio con il velivolo, di cui si erano perse le tracce, la segnalazione alla Protezione civile e il rilevamento del crash registrato dalla stazione operativa di Macerata. Un'amara conferma: l'elisoccorso, che si era alzato in volo qualche minuto prima per soccorrere Ettore Palanca, uno sciatore romano infortunato sulle piste, era precipitato.
Dottor Bianchi, il servizio 118 dell'Aquila ha pagato un tributo altissimo. Cosa ricorda di quei momenti?
«A distanza di un anno le emozioni sono ancora fortissime, come vivo è il ricordo delle persone scomparse. In tutti noi si rinnovano lo sconcerto e l'amarezza per scomparsa di Valter Bucci, medico del 118, di Giuseppe Serpetti, infermiere del servizio di emergenza e di Davide De Carolis, tecnico del Soccorso alpino, che garantisce una presenza fissa e fa parte dell'équipe dell'elisoccorso, che si caratterizza per il recupero in ambiente ostile. Così come per le altre vittime di questa tragedia».
Come ha appreso la notizia dello schianto?
«Quel giorno ero ad Avezzano per una riunione del dipartimento. Alle 11.30 circa sono stato contattato dagli operatori del 118 dell'Aquila, allertati dal fatto che non riuscivano a mettersi in contatto con il personale dell'elicottero, che aveva comunicato da tempo di aver imbarcato il paziente. Erano passati più di 15 minuti, ma il tempo di percorrenza da Campo Felice all'ospedale San Salvatore non supera i 5-6 minuti».
Ha capito subito che qualcosa non andava?
«Era una giornata molto convulsa per l'emergenza neve. In quel periodo ricoprivo anche la carica di Referente sanitario regionale per le emergenze, così mi sono messo subito in contatto con la centrale di Protezione civile. A Macerata ha sede la stazione di monitoraggio che registra i crash, quando cioè gli elicotteri urtano contro qualcosa. A quel punto ho avuto la conferma che l'elisoccorso del 118 era precipitato».
Qual è stato il suo primo pensiero?
«Nutrivo ancora la vana speranza che potessero essere tutti salvi, ma avevo compreso la gravità dell'accaduto. Ho avvertito immediatamente il direttore della Asl, Rinaldo Tordera, e mi sono precipitato all'Aquila dove era stata allestita un'unità di crisi nella postazione del 118. Da qui ho seguito tutte le operazioni di recupero, avvenute via terra, a causa della nebbia e della neve che hanno impedito l'intervento di altri mezzi aerei».
Quando avete avuto conferma che sull'elisoccorso non vi era alcun superstite?
«Appena i soccorritori hanno raggiunto il luogo dell'incidente e hanno trovato il velivolo distrutto. Ci sembrava assurdo che fosse successo proprio a noi. Quando una tragedia tocca da vicino, è lacerante».
Oltre al ricorso indelebile, quale eredità morale hanno lasciato Bucci e Serpetti all'équipe del 118 dell'Aquila?
«Bucci era un medico volontario, solare, instancabile, sempre pronto alla battuta. Era appena rientrato da Rigopiano. Serpetti era diventato papà in età adulta e questo lo aveva addolcito: un gigante buono. Lasciano il segno della dedizione al lavoro. Non siamo eroi, solo persone che cercano di fare al meglio il loro dovere».
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