Bianchi vota alle primarie Pd: è bufera

3 Maggio 2017

Dante: «Episodio grave, ma macchiettistico». Il capogruppo di FI: in passato ho appoggiato Di Masci

SULMONA. Il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, Elisabetta Bianchi, vota a sorpresa alle primarie del Pd e in città scoppia il caso politico. La consigliera di minoranza domenica è andata a votare e ha firmato il documento in cui si dichiara elettrice del Partito democratico. Prima ancora aveva lanciato un appello online ai sulmonesi, invitandoli a fare lo stesso.
«Appello ai cittadini: trovo le primarie del Pd una grande occasione per contribuire a delineare gli scenari politici futuri», ha scritto su Facebook, «due euro non si negano a nessuno, partecipiamo alla consultazione della sinistra. Io, da Forza Italia l’ho appena fatto!».
Tanto è bastato per scatenare una reazione immediata dei democratici, che in una nota di replica prima invitano la Bianchi a farsi la tessera del Pd e poi la accusano e la criticano pesantemente. «I volontari presenti al seggio, seppure sconcertati dall’insensatezza di un gesto, che testimonia la profonda disonestà intellettuale e politica della Bianchi, non lo hanno tuttavia potuto impedire», interviene Sergio Dante, segretario del circolo Pd. «Un episodio, quello accaduto a Sulmona, grave, ma macchiettistico, che non minerà minimamente l’integrità del Pd. Non ci rimane che invitare la Bianchi, a prendere la tessera del partito: l’unica forza politica che permette, a tutti i suoi elettori, di poter scegliere il proprio segretario, nonché candidato premier». La Bianchi ricorda l’apparentamento al ballottaggio con Bruno Di Masci, democratico ma all’opposizione, con gli altri in maggioranza. «Nessuno ha avuto nulla da obiettare sul mio elettorato attivo», replica la Bianchi, «dimentica il Pd che al ballottaggio ho votato e fatto votare Bruno Di Masci; il Pd governa la città un po’ dalla maggioranza e un po’ dalla opposizione: questa è una delle tante contraddizioni di un partito non ancora maturo e eterodiretto ora dagli interessi aquilani, ora da quelli pescaresi e che Dante e Salvati, al governo cittadino con Fratelli d’Italia, sono chiamati al più presto a risolvere». Il caso riaccende il dibattito politico, dove il Pd è diviso tra maggioranza e minoranza in un equilibrio precario, sostenuto dalle influenze regionali. I votanti alle primarie sono stati 900, meno di un terzo di quelli del 2014 e ancora meno di quelli che l’anno prima votarono per scegliere il candidato sindaco (3.300).
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