Bianchini: «Rinuncio alla prescrizione»

20 Gennaio 2019

L’ex assessore pronto a dimostrare l’estraneità alla vicenda. E Frigioni spiega la motivazione del suo proscioglimento 

AVEZZANO. I rinvii a giudizio per l’inchiesta sugli appalti riguardanti presunti illeciti sulla gestione dell’illuminazione pubblica in sette Comuni marsicani hanno suscitato una serie di reazioni da parte di molti degli imputati. Nel corso dell’udienza di venerdì il gup del tribunale ha rinviato a giudizio 24 persone e ne ha prosciolte 9. Sulla vicenda interviene Maurizio Bianchini, ex assessore del Comune di Avezzano, che dovrà presentarsi davanti al giudice il prossimo 10 ottobre. «All’esito del decreto che dispone il giudizio emesso anche nei miei confronti», spiega, «desidero ribadire con fermezza la mia assoluta estraneità ai fatti che mi vengono ascritti. Non ho mai chiesto a Capogna o ad altri di assumere nella sua azienda Innocenzo Ranieri, all’epoca dei fatti consigliere comunale, né un’altra persona a me totalmente sconosciuta. L’amarezza per questa situazione», continua Bianchini, «riguarda il lasso di tempo che mi separa dalla affermazione della Giustizia che concorrerà soltanto a far maturare la prescrizione. Ho pertanto anticipato al mio di difensore, Roberto Verdecchia, la mia ferma decisione di rinunciare alla prescrizione per approdare a una sentenza di assoluzione nel merito». Chi ha chiesto un giudizio nel merito è stato l’ex assessore al Comune di Celano, Vittoriano Frigioni, che è stato prosciolto dal gup da tutte le accuse. «Il reato era prescritto ma non ci interessava», sottolinea Frigioni, «e per questo motivo io e il mio legale, Stefano Guanciale, abbiamo presentato una memoria in cui chiedevamo che il giudice si pronunciasse nel merito. E questo ci ha dato ragione. Ricordo bene che nella giunta discutemmo sull’opportunità delle luci a led in base ai quartieri riportati nei progetti». L’accusa si basava su un sms fotografato in cui c’era scritto un messaggio inviato dal nome in rubrica «Del Corvo G.» che scriveva a Capogna che per la delibera era tutto ok. «Ma non ci sono tabulati né intercettazioni», conclude, «tutto si basava su deduzioni, ma non su prove».
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