Biblioteca chiusa, 20mila libri in abbandono

L’edificio inagibile dopo il terremoto: rischiano di marcire le raccolte nella sezione dedicata a Ovidio
SULMONA. Oltre ventimila volumi che rischiano di andare in malora a causa dell’incuria e l’abbandono che durano ormai da 10 anni. È il grande patrimonio conservato nella biblioteca di piazza Tommasi, parte integrante dell’edificio che ospita la sede storica del liceo classico Ovidio. Chiusa subito dopo il terremoto, la preziosa biblioteca, vanto della città, rischia di diventare un cumulo di carta “straccia”, considerando il costante deterioramento a cui vanno incontro dei volumi in essa conservati. Basti pensare a quelli più antichi, come le “cinquecentine”, e a un migliaio di volumi preziosi raccolti nella sezione dedicata ad Ovidio. La biblioteca infatti ospita anche il Centro studi ovidiani, unico punto di riferimento per reperire le opere del poeta romano stampate nei secoli e meta di docenti e studenti che spesso hanno fatto riferimento a quella biblioteca per i loro studi e per redigere tesi di laurea. Un patrimonio che rischia di andare perso a causa dell’indifferenza dimostrata in questi anni dalle diverse amministrazioni comunali che si sono succedute e dalla stessa Soprintendenza libraria che non avrebbe controllato lo stato del patrimonio librario conservato in quei locali inadeguati. Al contrario dello stabile che ospita il liceo classico, i locali della biblioteca non sarebbero stati mai dichiarati inagibili rendendo ancora più paradossale la situazione se si tiene conto che nello stesso edificio, altri esercizi pubblici e agenzie sono regolarmente aperte. Qualcuno, come l’ex assessore alla cultura Lorenzo Fusco componente della giunta Federico, è stato l'unico finora a porsi il problema proponendo il trasferimento dei libri in altri locali, quali l’abbazia celestiniana, sede fino all’800 della biblioteca. Proposta che però rimase in ascoltata. «Si tratta di un enorme danno per il patrimonio culturale cittadino», evidenzia Emiliano Splendore, insegnante di storia e presidente del Gruppo archeologico superequano, «soprattutto perché conserva tantissimi testi Ovidiani, nonché altri rari volumi, e per la valenza sociale in quanto punto di aggregazione di studiosi provenienti anche da altre nazioni. Faccio appello al sindaco e all’assessore alla cultura, affinché affrontino, prima che sia troppo tardi, la gravissima situazione in cui versa la biblioteca». (c.l.)
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